L’inflazione e i prezzi dei beni alimentari mettono in ginocchio la Cina

L’inflazione colpisce la Cina come una infiammazione diffusa e il governo di Pechino, che ricorda bene cosa era successo nell’inverno del 2008, non può che rispondere con misure su vasta scala. Si perché a trascinare la spirale inflazionistica sono, come nell’occasione appena citata, i beni alimentari, il cui prezzo sarebbe aumentato – dice l’ufficio di statistica nazionale – addirittura del 10,1% rispetto all’anno passato.

Una crescita “al di là delle aspettative della gente”, come sottolinea anche Sheng Laiyun, portavoce dell’ufficio, e che porta l’indicatore generale di inflazione al 5,1%, il livello più alto degli ultimi 28 mesi. Le derrate alimentari, le cui politiche di formazione del prezzo non sono sempre chiare, specie nelle immense campagne della Repubblica Popolare, influiscono per ben il 74% sul dato dell’inflazione.

Per difendersi, Pechino ha, per prima cosa, messo in moto la leva monetaria. Nel giro di un mese, la People’s Bank of China, ossia la banca centrale, ha incrementato di ben tre volte la riserva obbligatoria per gli istituti finanziari (l’ultimo provvedimento è dello scorso venerdì), Dopo la stretta sui tassi di interesse ufficiali di ottobre (la prima in tre anni). Di pari passo i prezzi dei beni alimentari sono stati calmierati, in modo da lanciare un messaggio chiaro agli speculatori del paese e di fuori.