L’invasione dei forconi, scioperi tir sulle autostrade italiane

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Questa mattina l’Italia si è svegliata nel caos: il movimento dei forconi, che la scorsa settimana ha paralizzato la Sicilia lasciando la regione senza viveri e senza carburante, si sta muovendo verso le altre regioni del Paese. Sul web s’è scatenato il parapiglia in vista dell’invasione: è necessario seguire le notizie in diretta, condividere foto e video da tutte le città coinvolte, organizzarsi con gli altri scioperi che cadono in concomitanza (tassisti su tutti).

L’Italia rischia la paralisi, migliaia di tir mettono sotto scacco le città, in questa pagina abbiamo cercato di riorganizzare le notizie e gli approfondimenti utili per cercare di darvi un’idea migliore di quanto sta succedendo.

 

Chi sono i forconi?

I cosiddetti “forconi” appartengono ad un movimento rivoluzionario nato ad Avola (un paese di 30.000 abitanti in provincia di Siracusa) poche settimane fa. Un movimento che non si accontenta di promesse e tavoli tecnici, ma si propone di cambiare l’intero sistema economico e governativo. Il movimento è solidale con tutti coloro che “scioperano contro la fame”: ditte in difficoltà, operai in protesta, categorie professionali in sciopero, povere famiglie che soffrono le tasse. Il movimento propone – stando a quanto ha riferito uno dei suoi leader Giuseppe Scarlata in una intervista pubblicata oggi su Strill – di congelare il pagamento delle imposte per le aziende e le famiglie in difficoltà, una sorta di compromesso temporale che possa fornire il tempo giusto alle parti che abbiano bisogno di “ripartire” per poter pagare le nuove imposte. Propone anche di defiscalizzare i costi del carburante e di far allentare la pressa fiscale alle imprese piccole e medie che non riescono a pagare le tasse.

 

Quali Regioni e città sono a rischio?

Calabria, Basilicata, Puglia e Abruzzo sono le prime tappe del movimento dei forconi che oggi invadono l’Italia. L’ondata di blocchi punta a raggiungere le città di Roma, Milano e Torino. Al momento migliaia di tir stanno bloccando le uscite dei caselli A1, A4, A7, A10 e A3, la situazione è già critica sulle principali uscite autostradali verso Napoli, Milano, Foggia, Andria, Genova, Torino, Bergamo, Cesena, Bologna, Brescia, L’Aquila, Pescara, Salerno, Caserta. Diversi giornali nazionali hanno segnalato i contributi spontanei dei centri sociali del posto. Benché, è bene ricordarlo, non ci sono partiti politici di alcun genere dietro il movimento dei forconi, è prevista una forte presenza di centri sociali e attivisti volontari che improvviseranno i propri contributi con il movimento dei forconi. Come già successo in Sicilia, è probabile che i forconi “locali” chiederanno un incontro d’emergenza con la rispettiva Regione. Con Mario Monti è previsto un incontro mercoledì.

 

Quanti danni si rischiano di fare?

Una settimana di sciopero dei forconi in Sicilia, stando a quanto riferito da una inchiesta de Il Corriere della Sera, costerà tra i 300 e i 500 milioni di euro di danni alla Regione. Se la metà delle regioni italiane subissero lo stop dei tir per una settimana, il Paese rischierebbe danni superiori ai 7-8 miliardi di euro; cifra che potrebbe cambiare a seconda dei colpi inflitti alle zone più nevralgiche d’Italia. Preoccupano anche i timori di un “malessere dilagante”: quello che era nato come una vertenza con l’aumento dei prezzi della benzina, rischia di diventare un consenso diffuso nei confronti di un malessere sociale di più ampio respiro.