Lo Stato della Cina compra azioni dalle banche

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La Cina ha deciso di intervenire in soccorso delle sue banche, intraprendendo quindi, allo stesso modo, un’azione forte anche sulla propria economia tramite l’acquisto delle azioni delle sue stesse banche.

Ritenendo che le azioni delle sue banche siano, come hanno sottolineato alcuni analisti di Nomura, “a basso prezzo”, il governo di Pechino ha scelto di agire rapidamente. Il fine è quello di stabilizzare il sistema finanziario dopo il crollo della Borsa di Shanghai dei giorni scorsi, un risultato che ha visto negli ultimi trenta mesi un andamento non molto positivo, toccando i minimi storici.

Il mercato azionario cinese è stato tra i pochi, in questi giorni, ad accusare un ribasso dello 0,61%; il timore è quello di una frenata alla ripresa negli Stati Uniti e uno stallo di un’Europa già fortemente segnata dalla crisi, due delle zone di maggior rilievo per l’export cinese.

L’annuncio dell’acquisto, diffuso oggi dall’agenzia di stampa statale cinese Xinhua, ha permesso di limitare le perdite finanziarie. La Banca pubblica controllata dal Fondo China Investment, la  Central Huijin Investiment, ha rilevato le quote azionarie di alcuni dei maggiori istituti di credito del Paese come la Bank of China, l’Agricultural Bank of China e l’Industrial and Commercial Bank of China.

Il pericolo di bolle finanziarie in Cina c’è ed è preoccupante al momento: il suo ruolo predominante, soprattutto in relazione alle economie d’Europa e Stati Uniti d’America, in forte rilento, ha fatto sì che si verificassero ingenti investimenti di capitale dall’estero, che in un clima di incertezza economica globale come quello attuale, potrebbero però volatilizzarsi.