Londra e il progetto delle Free Schools scuole libere

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La nazione dell’ora del thè e dei pasticcini pronta ad esplodere nelle strade, dei cappellini e delle uniformi scolastiche, delle rette da 30 mila sterline l’anno, della discriminazione tra scuole private di elite e scuole statali con il metal detector, arriva ad una svolta e decide di sperimentare qualcosa di nuovo: le scuole “libere”.

Free schools, scuole libere, libere soprattutto dal percorso didattico imposto dal ministero dell’Istruzione. Da quest’anno in Gran Bretagna si potrà studiare come vogliono il preside, gli insegnanti, i genitori e gli studenti. Finiranno dentro all’esperimento, scuole di tutti i tipi e di tutti i colori: ci saranno quelle all’antica, che tornano al passato, dove gli scolari sono obbligati a studiare il latino fin dalla prima elementare, e quelle d’avanguardia, dove si praticano yoga e meditazione. Al momento si tratta di un progetto limitato: su 323 associazioni scolastiche, formate da insegnanti e genitori, che avevano fatto richiesta al ministero di essere inserite nell’elenco delle “scuole libere”, soltanto 24 hanno ricevuto l’approvazione e sono dunque pronte per partire con il nuovo sistema all’inizio dell’anno scolastico 2011-2012. Ma se l’iniziativa avrà successo, il numero delle “free schools” potrebbe aumentare. L’idea esce dal cilindro di David Cameron di dare più autonomia alla persone, di organizzare la propria vita sociale come preferisce, assumendosi più responsabilità ma ricevendo anche più diritti, una formula conosciuta come “Big Society” Grande Società. I più critici gli muovono comunque l’accusa di mascherare con il volontariato e l’individualismo la drastica riduzione della spesa pubblica attuata dal governo per ridurre il debito.

Le scuole libere non appartengono alle scuole private, ma a quelle statali e sono sovvenzionate da fondi pubblici. L’obiettivo dichiarato del governo è di dare maggiore varietà ai corsi, più indipendenza e più creatività al settore bistrattato della scuola di stato. Le scuole statali britanniche, raramente, vengono considerate buone dal punto di vista accademico. Non sono in grado di assicurare ai propri allievi un ingresso nelle migliori università e dunque un buon lavoro. Le “free school” dovrebbero quindi offrire un’alternativa a questa disparità sociale. Peccato da un’indagine del quotidiano Guardian, si legge che le prescelte sono in maggioranza concentrate nei quartieri della classe media. In sostanza, si accusa il governo conservatore di aver fatto un favore ai propri elettori, poiché è proprio la classe media a sentirsi strozzata dai costi esorbitanti delle scuole private e a cercare disperatamente altre soluzioni. La vera libertà, dicono gli oppositori, sarebbe una buona scuola statale per tutti.