Manovra crisi Bce: enti pubblici, Comuni e Regioni con meno fondi

manovra bis berlusconi

Fuori 55.000 poltrone e tagli per circa 45 miliardi di euro alle Regioni italiane. I debiti del Governo si spostano su Comuni, Province e Regioni, e tutti i diretti interessati, di qualsiasi fazione politica, non ci stanno: così pagano i cittadini e vengono meno i servizi pubblici fondamentali. Da Milano a Palermo passando per Roma, Napoli e Bari, gli enti locali sono con le mani dei capelli e promettono di muoversi rapidamente per proporre al Governo una correzione fattibile di questa misura anti crisi.

C’è chi parla di “disastro” non tanto perché, per fare un esempio, qualche festa di paese sarà abolita o le amministrazioni dei piccoli Comuni passeranno la palla ai comuni limitrofi più grandi; quanto perché alcuni servizi insostituibili per il territorio (come l’educazione, i trasporti, la sanità) verranno pesantemente danneggiati. Si teme per la coesione sociale del Paese e le parti in causa parlano come se fossero praticamente “morte”.

A questo aggiungiamo l’appello della Unioncamere che denunciano come circa 5.000 imprese italiane risentiranno dei tagli agli enti locali per via della loro presenza nel settore pubblico. In Italia infatti ci sono 7.677 Comuni che possiedono azioni di 8.081 Enti Locali; in media, ogni Comune italiano è presente in 8 società; anche gli enti privati che operano nel gas, acqua, ambiente, infrastrutture e servizi, arrivano a condividere fino al 35% del pacchetto societario con gli enti pubblici. Quello che solitamente chiamiamo “capitalismo municipali” diventerà presto un settore in dispersione di risorse, progetti di sviluppo e posti di lavoro.