Manovra economica 2011 bis, la Casta sotto accusa

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La manovra economica 2011 passa al Senato con 165 voti. Ma non solo, passa con un salvacondotto agli evasori fiscali. Via libera quindi alla manovra soddisfa il premier Silvio Berlusconi e che rallegra tutto la casta. La manovra è stata approvata a Palazzo Madama con 165 voti a favore, 141 contrari e 3 astenuti. Ora il provvedimento passa leggiadro e gagliardo alla Camera dei Deputati.

 

Il testo è arrivato al Senato blindato dallo scudo del voto di fiducia e accompagnato da un maxiemendamento che, per quanto prometta e vagheggi il pareggio di bilancio entro il 2013, contiene ben due eclatanti dietrofront rispetto a quanto annunciato nelle scorse settimane di lavori in corso da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. I tanto strillati tagli un po’ come si fa al mercato con i prezzi, agli stipendi dei parlamentari sono stati largamente ridotti e la lotta all’evasione, fiore all’occhiello della manovra, è accompagnata da una speciale salvacondotto che può essere spiegato così: per evitare il carcere basta non evadere le tasse per più del 30% del volume degli affari. Fatta la legge, fatto l’inganno.

Complessivamente il provvedimento vale 4,3 miliardi di euro in più per il 2012. Viene introdotto un punto percentuale in più all’Iva (dal 20 al 21%) e dal 2014 un aumento dell’età pensionabile per le donne. Il famoso contributo di solidarietà, poi è fissato al 3% per i redditi superiori ai 300mila euro, cioè per circa 35 mila contribuenti. Da questo contributo arriveranno 53,8 milioni nel 2012. Nel maxiemendamento, inoltre, c’è una correzione al condono del 2002: i termini per l’accertamento ai fini dell’imposta sul valore aggiunto “pendenti al 31 dicembre sono prorogati di un anno”. Insomma anche se il resto del mondo ci implora di far quadrare i conti, la casta per tutta risposta fa sapere che non c’è nessuna fretta. Ma ciò che colpisce maggiormente, come detto, sono le modifiche ai tagli dei parlamentari e al carcere per gli evasori fiscali, in un momento storico e sociale disperato in cui occorrerebbero i sacrifici di tutti, soprattutto dei più facoltosi. Ma questo è il paese della casta, quello di tagli e taglia, più leggeri quando si tratta di indennità parlamentari, e più pesanti quando si tratta di servizi e cittadini. Nella manovra approvata il 12 agosto è prevista una decurtazione dell’indennità pari al 50%, mentre nel maxiemendamento si stabilisce che “la riduzione dell’indennità parlamentare si applica in misura del 20% per la parte eccedente i 90.000 euro e in misura del 40% per la parte eccedente i 150.000 euro”. Per quanto riguarda invece la norma che prevede il carcere per chi evade oltre 3 milioni di euro, il maxiemendamento allenta la stretta. Affinché scattino le manette o la galera, l’ammontare dell’imposta evasa dovrà essere superiore al 30% del volume d’affari. Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alle logiche razionali. E questo era quello che pensava Pasolini e che ancora oggi è tremendamente attuale.