Manovra economica 2011, il contributo di solidarietà va nel pallone

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Con l’acquisizione dei titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea, il Governo Berlusconi è stato costretto a mettere in piedi una riforma economica veloce, efficiente e mirata a portare soldi alle casse dello Stato. Casse che devono essere risanate entro il 2013. Così, di accordo perlomeno con la maggior parte delle fazioni politiche sia di destra che di sinistra, si è scelta la strada della tassazione verso i più abbienti. La formula è quella del “contributo di solidarietà”, con il quale si prelevano il 5% o il 10% dei redditi superiori ai 90.000 e ai 150.000 euro.

Ad aver alzato la voce in merito a questa imposta è stata l’intera categoria di calciatori. L’unica, in Italia, a non pagare tasse sulla percezione dei propri stipendi (i calciatori infatti firmano contratti al netto, lasciando l’incarico di tutte le tasse ai club che li assumono), e anche l’unica ad aver minacciato il Governo qualora la tassa venisse applicata. Il mondo della politica s’è detto indignato di questo “capriccio”, minacciando addirittura un raddoppiamento dell’imposta.

Più diplomatico è stato il ct Cesare Prandelli, che ha parlato tramite i mass media a tutti i calciatori professionisti italiani, invitando loro a riconoscere di essere una casta di privilegiati, e pagare questa tassa, come tutti gli altri cittadini ricchi. C’è da dire che il “capriccio” dei calciatori non è dovuto a un semplice “momento di luna storta” degli stessi. I calciatori hanno pressing assurdi da parte di procuratori, manager di contratti pubblicitari, leghe professionali; c’è anche l’Assocalciatori che ha preso la parola in merito all’argomento. Molto probabilmente il contributo di solidarietà verrà inserito nel contratto collettivo. E a proposito di quest’ultimo, ai calciatori non sta bene per via di alcune clausole che riguardano gli ingaggi dei capitani delle squadre di calcio, e minacciano uno sciopero per la prima giornata di campionato di Serie A in programma il 28 agosto. Non è un po’ il cane che si morde la coda?