Manovra economica 2011: Iva 21%, pensioni, contributi

crisi

Un aumento dell’Iva dal 20 al 21%, contributo di solidarietà del 3% per redditi superiori ai 300 mila euro fino al pareggio di bilancio, adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014. Sono queste, una dietro l’altra, le principali novità aggiunte al testo sulla manovra che il governo ha deciso di sigillare con il voto di fiducia.

Tra un paio d’ore verrà trasmesso il maxi emendamento e domani verrà votata la fiducia. Fare in fretta, questo il concetto chiave. Concetto ribadito anche nel comunicato diffuso dopo il consiglio dei ministri in cui si parla della fiducia come di uno «strumento regolamentare necessitato per conseguire una celere conversione del decreto-legge, come impone la gravità del contesto internazionale di crisi finanziaria». Prima del Cdm però, un vertice di maggioranza ha definito le ultime modifiche alla manovra. E in un comunicato diffuso da Palazzo Chigi, è stato specificato, tra le altre cose, che giovedì prossimo il Consiglio dei ministri approverà l’introduzione in Costituzione della «regola d’oro» sul pareggio di bilancio e dell’abolizione delle Province col conseguente passaggio di competenze alle Regioni. Il voto finale sulla manovra al Senato è fissato per mercoledì. Intantola Commissioneeuropea vigila e attende. La manovra cambia ancora dunque, come un camaleonte che cambia pelle e colore a seconda del contesto, e arriva alla sua quarta versione. C’è chi dice che troppa fretta ha generato degli errori, ma le ultime modifiche, sono frutto di un compromesso all’interno della maggioranza e non soddisfano né le opposizioni né i sindacati. Tanto meno la società civile, quella che le tasse le paga e le ha sempre pagate. Grande attenzione per l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 20 al 21%. Secondo fonti di governo, non è stata ancora fissata una scadenza per quanto riguarda la durata. Invece, per le altre aliquote Iva (rispettivamente al 10 e al 4%), sempre stando a fonti di governo, resta in piedi l’ipotesi di innalzarle entrambe di un punto percentuale. In questo modo, passerebbero rispettivamente all’11% e al 5%. Il gettito previsto sarebbe stato quantificato in 6 miliardi. Quanto al super prelievo, è stato il ministro Ignazio la Russa, al termine del Cdm, a comunicare che il governo «ha deciso di ridurre da500 a300 mila euro il reddito oltre il quale si pagherà il contributo di solidarietà». C’ è poi in ballo la proposta di abbassare il tetto. I contribuenti oltre i 300 mila euro risultano in tutto 34.000, 22.500 dei quali nella fascia di reddito tra 300 e 500 mila euro e 11.500 sopra i 500 mila euro. Ritocco in vista per la norma sul carcere per chi evade più di tre milioni di euro. Non solo l’evasione deve ammontare a questa cifra, per far scattare subito le manette, ma deve corrispondere anche al 30% del fatturato. La misura potrebbe entrare nel nuovo pacchetto, il maxi-emendamento alla manovra, atteso in Senato.

 

Le modifiche alla manovra arrivano dopo l’intervento del Colle e l’invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a varare «misure più efficaci» alla luce della difficile situazione venutasi a creare sui mercati finanziari che sta generando una pressione continua sui titoli di Stato. A peggiorare ulteriormente la situazione arriva dall’estero l’affondo del governo spagnolo. L’Italia e la Grecia non stanno rispettando gli obiettivi di risanamento dei conti, creando così sfiducia nei mercati. L’accusa arriva dall’esecutivo di Madrid attraverso il portavoce Josè Blanco. Ciò secondo il portavoce, influisce sulla decisione dei mercati che devono acquistare il nostro debito e ci dirige verso una fase caratterizzata da una forte e pericolosa instabilità.