Manovra economica: adesso i numeri sono più chiari

Senato

Mille euro di tasse in più in due anni. Ecco quanto potrebbe costare a una famiglia media il taglio delle deduzioni, detrazioni e sconti fiscali previsto nel 2013 e nel 2014 dalla manovra per la correzione dei conti pubblici. Gli sconti fiscali appena censiti dal governo sono la bellezza di 483 e valgono nel complesso 161,2 miliardi di euro: il taglio lineare del 5% previsto nel 2010 farebbe risparmiare 8 miliardi, che l’anno successivo, quando è prevista un’altra sforbiciata del 15%, salirebbero a 32.

Se non si raggiunge il riordino entro il 30 settembre 2013, il taglio delle agevolazioni fiscali sarebbe automatico, colpirebbe pesantemente famiglie, lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati, imprese, risparmiatori. A pagare il conto più salato sarebbero le persone fisiche che beneficiano attualmente di 103 miliardi di euro di agevolazioni fiscali a vario titolo. Lacrime e sangue sono davvero in arrivo per la famiglia media italiana. Soprqttutto per quei contribuenti sposati, con figli e coniuge a carico e una casa di proprietà sulla quale pagare il mutuo.

 

La fetta maggiore delle agevolazioni e’ assorbita dagli sconti fiscali sui redditi da lavoro dipendente e pensione, che valgono 56,8 miliardi di euro l’anno. Le detrazioni, da sole, valgono 37,7 miliardi e riguardano 28,3 milioni di italiani (1.332 euro a testa) seguite dagli sconti sui contributi (9 miliardi), e dalla tassazione separata del Tfr e della liquidazione (4,6 miliardi). Le agevolazioni sulla famiglia valgono 21,4 miliardi e sono assorbite per quasi la metà dalle detrazioni per i familiari a carico (10,5 miliardi per 11,7 milioni di beneficiari). Poi ci sono gli sconti fiscali sulla casa, che pesano 9 miliardi di euro, quelli concessi sulle imposte dirette dovute dalle imprese (10,3 miliardi di euro), tra i quali il cuneo fiscale (4,4 miliardi per 1,1 milioni di soggetti Irap), le agevolazioni sull’accisa, che assorbono 3,7 miliardi l’anno. Per completare il quadro delle 483 agevolazioni esistenti vanno messi in conto l’Iva agevolata (al 10 e al 4%), che si porta via 38,7 miliardi l’anno, le agevolazioni sulle imposte catastali e di registro (4,7 miliardi), e quelle sugli strumenti finanziari (15 miliardi di euro).

 

L’ alternativa e’ solo quella di prelevare i soldi dal riordino dell’assistenza, in questo caso bqsterebbero 24 miliardi. Un serbatoio che vale nominalmente 38 miliardi l’anno, ma che viene alimentato anche dal fisco, che svolge funzioni assistenziali indirette. La razionalizzazione, in questo caso, partirebbe con la costruzione di un nuovo indice di bisogno che sostituirà l’Isee dell’Inps, il che significa avere parametri reddituali più stretti per godere delle prestazioni assistenziali.  Assieme  alla revisione dei criteri per le invalidità (giunte a costare 16 miliardi di euro l’anno) e per le pensioni di reversibilità, con un problema evidente : perché le pensioni di reversibilità pagate oggi dall’Inps e dall’Inpdap valgono, in media ed in proporzione, tre volte quelle olandesi e due volte quelle concesse da Francia e Germania, un dato su cui riflettere.