Manovra economica, piace alla Camera

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La crisi “va fronteggiata con coerenza e fermezza, senza seguire i nervosismi dei mercati”. Così ha parlato ieri il premier Silvio Berlusconi nel suo intervento a Montecitorio, sottolineando anche come la Ue abbia apprezzato e promosso la Manovra economica del ministro Tremonti, e di come i conti dell’Italia siano solidi, pur riconoscendo che i mercati non ne tengono conto. A fianco del premier lo stesso Tremonti ma assente Bossi. ”Nell’incontro che avremo domani con le parti sociali, il governo proporrà una collaborazione per la stabilità, per la crescita e la coesione sociale che dovrà accompagnare il processo di riforme presentato nel maggio scorso in Europa. La crescita dell’economia è la conseguenza soprattutto della positiva convergenza dei comportamenti responsabili che degli attori istituzionali, economici e sociali”. E ancora “State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in borsa e che quindi è nella trincea finanziaria consapevole ogni giorno di quel che accade sui mercati”, ha affermato. “Il percorso intrapreso dal governo, si completerà ”nel 2013 quando ci sottoporremo serenamente al giudizio degli elettori con la coscienza a posto”. ”Nei 20 mesi che ci separano da quel momento – ha proseguito – il governo rafforzerà sempre di più il rapporto con le parti sociali”. Agli italiani, ha concluso, ”diciamo che il governo è pronto a fare fino in fondo la propria parte”.

”O lei ha sbagliato discorso o ha sbagliato Parlamento. Siamo in una situazione che non si può descrivere con i cieli azzurri e qualche nuvola. L’unico merito del suo discorso è la scelta dell’orario a Borse chiuse”. Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani ha attaccato il premier nel suo intervento in Aula.  “Io credo che l’Italia sia finita seriamente nei guai”, ha sottolineato. “Nel nostro Paese sta montando un disprezzo e una sfiducia inedita verso la politica e le istituzioni. Una sfiducia che sta bruciando quello spirito civico di cui avremmo bisogno”.  La decisione di parlare solo dopo la chiusura dei mercati ha fatto ben sperare tutti. Invece niente. Tanto rumore per nulla, attese deluse. Neppure una timida ammissione, verso un Paese che arranca come una vecchia auto, impantanato in una crisi che si consuma da anni. Secondo la maggioranza di governo i guai sono del mondo intero, a cominciare dai più bravi, gli americani, l’Italia è solida come le sue banche, i conti pubblici stanno meglio di quelli degli altri e tutti ci invidiano il nostro sistema pensionistico. Un paese migliore di chi lo dirige, meriterebbe dalla classe politica una risposta ben diversa, un gesto immediato, non simbolico e non domani. Adesso prima che i mercati ci abbandonino del tutto.