Manovra Finanziaria 2011: forse non basta

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Il presidente della Repubblica ha messo la sua firma dopo la cancellazione della legge salva-Fininvest, eppure le sorprese contenute nella manovra economica varata lo scorso 30 giugno dal Consiglio dei Ministri, potrebbero non essere finite. La manovra cresce e passa da 40 a 68 miliardi, anche se Tremonti dichiara che tutto era già stato stabilito. Le cifre diffuse nelle scorse settimane però erano inferiori a quelle annunciate ieri, dato che la riforma del sistema previdenziale, che dovrebbe riguardare le donne nel settore privato, è stata fino all’ultimo in forse. Il ministro chiarisce che sarà contenuta nella legge di riforma fiscale che la maggioranza vuole approvare entro l’estate.

Le cifre cambiano e diventano: 2 miliardi per il 2011, 6 per il 2012, 20 nel 2013 e 40 nel 2014. Un piano ambizioso che va oltre le lacrime e il sangue, forse una missione impossibile. Altri 51 miliardi arrivano poi da decreto sulla manovra finanziaria e 17 dalla legge delega di riforma fiscale. Continua intanto il dribbling, da veri esperti, sul discusso codicillo inserito nella manovra e poi ritirato all’ultimo. Leggina, come tante altre che l’hanno preceduta, che avrebbe permesso a Mediaset, e cioè a Berlusconi, di raggirare la legge e di non versare il risarcimento dovuto a De Benedetti nella vicenda del Lodo Mondadori. Il ministro dice di chiedere a Letta, indicato nei corridoi, come il vero responsabile della norma salva-Fininvest.

Fuori dal palazzo, la polemica incalza e non cessa, soprattutto quella degli enti locali che criticano aspramente l’ennesima manovra che impone tagli insostenibili a comuni e regioni. Molti i servizi compromessi, secondo i più la manovra pone una grossa pietra tombale sul federalismo, non assicura il governo del territorio vanificando ogni percorso federalista che si era balenato in questi ultimi anni.