Manovra finanziaria 2011: le energie rinnovabili

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Il mondo delle rinnovabili scosso dal terremoto della manovra finanziaria, in particolare per quella vocina insistente che voleva nuovi tagli agli incentivi sulla green energy. Un’ipotesi che ha immediatamente suscitato le reazioni indignate da parte delle associazioni del settore, gruppi ambientalisti e partiti di opposizione. Tutti preoccupati che un provvedimento del genere potesse infliggere il colpo di grazia a un settore già seriamente danneggiato da precedenti tagli contenuti nel decreto Romani e nel Quarto conto energia.

A scatenare il panico e’ stata la presenza nella bozza di un emendamento proposto dal ministro Calderoli. Che prevedeva un taglio del 30%. La riduzione poi, che sarebbe entrata in vigore a partire dal 2012, avrebbe pesato per l’80% sugli incentivi alle rinnovabili, interessando anche altri oneri di sistema, come il decommissioning nucleare, ossia le spese di smantellamento delle centrali dismesse e il cosiddetto Cip6, il provvedimento che concede sussidi alle fonti assimilate alle rinnovabili, tra cui alcuni inceneritori di rifiuti. A rischio di tagli, secondo diverse fonti, anche altre agevolazioni a carico delle componenti tariffarie relative alle forniture di energia elettrica e gas, come il bonus sociale per i consumatori indigenti e per le ferrovie o i contributi ai piccoli comuni. Il taglio orizzontale suggerito da Calderoli, avrebbe dovuto determinare una riduzione dei costi in bolletta per l’utente finale quantificabile intorno al 3%.

Dure le reazioni. Gli ecologisti democratici hanno definito l’idea folle “siamo di fronte ad un governo di pazzi per colpire a morte le energie rinnovabili”. Provvedimento assurdo, secondo i deputati verdi del Pd, soprattutto alla luce dei risultati del referendum anti-atomo. Preoccupata anche Legambiente per le conseguenze sul mercato di un simile provvedimento. Una pioggia di critiche e di avvertimenti che non ha lasciato indifferente l’esecutivo. L’emendamento sarebbe infatti stato stralciato dalla bozza, dietro esplicite e insistenti richieste del ministro dello Sviluppo Romani. Eppure sembra solo la fine del secondo atto, nell’attesa del finale degli incentivi alle rinnovabili.