Manovra finanziaria 2011: le reazioni del giorno dopo

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Via libera del Consiglio dei ministri sulla manovra da 47 miliardi per arrivare all’obiettivo finale del deficit zero nel 2014. L’impatto sarà di 1,5 miliardi nel 2011, 5,5 nel 2012 e 20 miliardi sui due anni successivi. Aperta la corsa anche per la delega fiscale che si conferma light con alcune indicazioni di massima e l’impegno, dice il ministro Tremonti, di arrivare alle tre aliquote 20, 30 e 40%. Berlusconi garantisce che sulla manovra sarà posta la fiducia, intanto e’ attesa per il 25 luglio in aula alla Camera.

La riunione del Cdm viene descritta come serena, si inizia con un’ora di ritardo e con un primo faccia a faccia tra il premier ed il ministro dell’Economia. Interruzione intorno alle 18.00 quando si rende necessario un approfondimento su uno dei capitoli più spinosi: i tagli ai costi della politica. Poi arriva l’ok e la riunione riparte. Le misure si confermano all’incirca quelle previste alla vigilia con un piccolo giallo sulla tassa sui Suv, prima smentita poi riproposta. New entry: la liberalizzazione sugli orari dei negozi, che farà senz’altro discutere. Tagli a Regioni, province e comuni, accorpamenti di enti e interventi alla sanità. Arrivo graduale delle pensioni rosa dopo 65 anni e la stretta sugli stipendi pubblici e sulle visite mediche di controllo per gli impiegati statali. Il governo corre ai ripari, puntando ad una correzione dei conti pubblici maggiore tra il 2013-2014. E qui l’opposizione insorge. Secondo Bersani, si tratta di una bomba ad orologeria innescata da impreparati. Tremonti risponde che chiunque si troverà qui in quel biennio dovrà portare a termine questa “mission impossibile” senza avere altre alternative. Per il presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani, la manovra “fa scelte gravi che mettono a rischio i servizi pubblici fondamentali”. Anche l’Anci  dichiara che in questo modo si decreta la chiusura dei servizi comunali e la morte del federalismo.

Ora si tratta di vedere come avverrà il passaggio parlamentare sul quale Berlusconi pone già una condizione: ci saranno molti emendamenti e quindi ci vorrà la fiducia. Il tutto mentre il ministro Tremonti offre la sua visione morale sulla correzione dei conti “Il pareggio di bilancio non e’ un obiettivo di ragioneria, ma un obiettivo politico ed etico del paese. Un bilancio in pareggio si riflette nelle scelte di responsabilità tra cittadini e le generazioni, un paese in deficit e’ in deficit di cifra morale.”