Manovra Finanziaria 2011: tassazione trading banche

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Le uova pasquali sono ormai un ricordo lontanissimo in questa calda estate eppure le sorprese contenute nella manovra finanziaria non sembrano finite, come ad esempio le tasse sulle negoziazioni finanziarie e sulle attività di trading delle banche. Tanto temute, contrastate o ora ridimensionate. La bozza della manovra prevedeva fino a ieri pomeriggio che il trading delle banche fosse d’ora in avanti tassato al 35% ma nella serata del 30 giugno nella nuova bozza non compariva: nella manovra del governo viene ora ipotizzata un’imposta addizionale sul trading finanziario, forse del 7%. Stesso discorso sulla nuova imposta dell’1,5 per mille che era prevista sulle compravendite di azioni e bond (titoli di stato esclusi). L’intero capitolo ieri sera risultava sparito dalla manovra. Al suo posto ci sarebbe semplicemente un aumento dell’imposta di bollo già ora applicata al deposito titoli.

La vecchia bozza prevedeva che l’ attività di negoziazione delle banche, nello specifico la compravendita per proprio conto e non per i clienti, avesse una tassazione separata del 35%. Questo significava che le banche avrebbero dovuto prendere gli utili derivanti dal trading su azioni e derivati, cioè la nuova tassa che escludeva le obbligazioni e le quote di fondi comuni, e su questi applicare un’imposta del 35%. Ciò rappresentava un aggravio per gli istituti di credito, dato che attualmente la tassazione sugli utili da trading e’ più bassa, pari al 27,5% più 4,2% di Irap. Ma questa imposta e’ sparita dalla manovra. Al suo posto e’ ipotizzata un’addizionale del 7% sul trading finanziario delle banche. Si tratta di un’aliquota che si applica non sull’intero imponibile, ma sull’ammontare dell’imposta da pagare. Alle tasse già pagate sugli utili da trading, viene sommata un’imposta aggiuntiva. Una cosa e’ però certa, da qualunque punto di vista si osservi la situazione, questa novità porterà pochi centesimi nelle casse dello stato. Le banche italiane, diversamente da quelle estere, realizzano infatti pochi utili da trading. E quei pochi li realizzano soprattutto sui titoli di Stato che vengono esentati dalla nuova tassazione. Ma e’ evidente che rispetto all’ipotesi iniziale, si tratta di un deciso ridimensionamento. Esultano quindi Sim, banche e broker in attesa di sapere a quanto verranno effettivamente aumentate queste imposte.