Manovra Finanziaria giugno 2011: ambito giudiziario

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Nella manovra finanziaria attualmente in discussione al Parlamento spunta una misura sulla giustizia. Viene riproposta infatti una norma che riguarda il processo breve c

che riguarda il risarcimento da “irragionevole durata dei procedimenti”. Si parla sia di processi civili che penali e di due anni per il primo grado, due anni per l’appello e altri due in Cassazione. Ma non è tutto: qualora vi sia un “successivo grado di giudizio nel caso di giudizio di rinvio” vi sarà un altro anno di “bonus”.

L’avvio del processo penale sarà considerato dalla data di assunzione della qualità di imputato, ovvero quando avviene la richiesta di rinvio a giudizio. Nella bozza vi sono inoltre due interventi sugli articoli 160 e 349 del codice penale sull’efficacia del decreto di irreperibilità e dell’identificazione della persona indagata. Con una modifica dell’articolo 420 bis del codice di procedura penale è possibile che il giudice ordini che “sia rinnovato l’avviso dell’udienza preliminare quando è provato o appaia probabile che l’imputato non presente all’udienza non ne abbia avuto effettiva conoscenza, sempre che il fatto non sia dovuto a sua colpa e fuori dei casi di notificazione mediante consegna al difensore”.

Dall’opposizione si alzano parole di sdegno e il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro si è così espresso: “Che c’azzecca con la Manovra  il processo breve per garantire l’impunità al presidente del Consiglio? Berlusconi e la sua maggioranza non hanno capito che 27 milioni di italiani hanno detto basta alle leggi ad personam? C’è un limite oltre il quale la politica diventa criminale e va fermata ad ogni costo, prima che sia troppo tardi”. Ora starà al Parlamento decidere sul da farsi, anche se Di Pietro si augura che a prevalere sia “il senso di responsabilità nei confronti del Paese” e annuncia che l’Idv “si opporrà a questo scempio della Costituzione”.