Maxiemendamento 2011 Ddl Legge Stabilità: 11 punti salienti

montecitorio

Il Ddl Stabilità questa mattina è stato approvato dal Senato, adesso il testo va alla Camera con 156 voti favorevoli, 1 voto astenuto e 12 voti contrari (da ricordare che i senatori del PD e del terzo Polo non hanno votato). Entro domani, sabato 12 novembre 2011, la Camera dovrebbe dare il via libera definitiva.

E “ricominciare”, con un nuovo Governo ed un nuovo piano di risanamento della crisi. Prima di cercare di raccogliere le indiscrezioni sui punti salienti del maxiemendamento 2011, segnaliamo anche gli effetti positivi del sì del Senato sulle borse: Milano è stata tra le più positive in Europa, a metà seduta si registravano 15.411 punti per il Ftse Mib, per un +1.27% che ha registrato tendenze anche oltre il +2%. Buona ripresa anche per le banche (+1.98% per Unicredit e +3.65% per Sanpaolo), seguono in scia tutte le altre principali società per azioni italiane. Torniamo al decreto legge stabilità 2011 e ai suoi punti principali. Cosa cambia con questo ddl?

–         Riduzione dei dipendenti pubblici, che nei primi due anni di disoccupazione avranno una indennità pari all’80% dello stipendio percepito

–         Intervento annuo di 200 milioni di euro per gli imprenditori che assumeranno giovani lavoratori apprendisti; per i primi tre anni di assunzione, ci sarà uno sgravio dei contributi del 100%

–         Dal 2026 l’età minima per andare in pensione è di 67 anni, dal 2070 è 70 anni

–         Riduzione tagli all’editoria per circa 48 milioni di euro in 3 anni

–         Meno fisco per le autostrade, dal 2012 l’Anas trasferisce a Fintecna tutte le partecipazioni

–         Liberalizzazione delle professioni

–         Nuovi fondi destinati al debito pubblico degli enti territoriali e ai policlinici

–         Progetto sperimentale “Burocrazia Zero” sperimentale fino al 2013

–         Aumento annuale fino al 2013 dei prezzi benzina, gas ed energia elettrica

–         Caro processi: il ricorso in Cassazione costerà il doppio

–         Gli enti locali che non liberalizzeranno i servici pubblici saranno sostituiti dal Governo