Mercato telefonini, aste multimiliardarie per il 4G

4g

Dopo aver esitato a lungo, il Ministero per lo Sviluppo Economico ha finalmente deciso di mettere all’asta le frequenze che riguardano il futuro della rete 3G, cioè la rete mobile super veloce più nota come 4G. Una rete in uso già in diversi stati ma non in Italia. Ora per rimpinguare le casse dello Stato, il ministero è disposto a vendere le frequenze di questa rete destinate alle trasmissioni televisive, forse unica nota positiva della crisi. Sarebbero già arrivate offerte per 2 miliardi di euro

Paolo Romani, Ministro per lo Sviluppo Economico, ha così aperto l’asta delle reti 4G per le frequenze 800, 1800, 2400 e 2600 MHz, per un totale di 24 lotti. L’asta non è ancora ufficialmente partita ma sono già arrivate le prime offerte che hanno subito fatto schizzare in alto i prezzi. A concorrere ovviamente sono le grandi compagnie telefoniche italiane da Tim alla Vodafone, Wind e 3 Italia. Grandi assenti Poste mobile e Linkem. E pensare che il ministero aveva addirittura previsto un flop per questa operazione, prevedendo la non partecipazione all’acquisto, altro segnale di una politica inadatta e lontana dai tempi in cui viviamo. Un’asta del genere è un’occasione unica e importante per tutto il settore tecnologico italiano. E lo è principalmente per due ordini di motivi: perché la rete mobile italiana è pressoché vicina al collasso dopo il successo degli smartphone e delle chiavette internet, per i quali c’è bisogno di nuove frequenze su cui appoggiarsi; perché la 4G può contribuire a diminuire il monopolio del digital divide che qualifica ancora buona parte del sud d’Italia. Secondo Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone, l’asta sulle frequenze rappresenta un’opportunità ma anche una concentrazione di risorse che rischia di distorcere l’allocazione di nuovi investimenti. L’asta sta entrando proprio in questi giorni nel suo vivo, è tutto un susseguirsi e un trapelare di offerte e rilanci, ammontati a circa 200 milioni solo per accaparrarsi 255 Mhz. Un’operazione che profila prospettive interessanti di sviluppo circa la banda larga mobile su tutto il territorio nazionale ma che emetterà i suoi primi vagiti solo nel 2013. Proprio Vodafone, uno degli attori che partecipa alla gara, investe circa un miliardo l’anno in nuove tecnologie per un fatturato di 9 miliardi di cui l’Italia rappresenta il secondo mercato per investimenti dopo l’India. Il problema che però si pone è che se le aziende investono troppo nell’acquisto di nuove frequenze restano meno risorse per nuovi settori di sviluppo e ricerca. E trovare nuovi sbocchi è di vitale importanza per un’economia come quella italiana, caratterizzata da una forte fragilità e una contrazione del fatturato che si aggira intorno al 2-3 per cento, un trend che non sembra appartenere al Nord Europa dove invece i consumi sono più forti e stabili. Bertoluzzo ha così commentato anche le ultime vicende politico-economiche: «l’Italia, deve dimostrare credibilità chiudendo la manovra con saldi definiti e tempi rapidi e mettersi a lavorare da subito su riforme più strutturali per creare crescita e sviluppo». Purtroppo questa sembra una politica più a caccia di soldi che di riforme.