Milano Finanza: L’Importanza Di Chiamarsi Agnelli, il libro

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Riflettori di nuovo accessi e puntati su una delle famiglie italiane più celebri e la sua eredità. Accade per l’uscita di un libro “M. L’importanza di chiamarsi Agnelli” pubblicato da oggi con Milano Finanza, il quotidiano economico del gruppo Class. Autore: Emanuele Gamna, ruolo di primo piano nelle vicende della famiglia, in quanto intimo amico di Margherita, unica figlia vivente dell’avvocato Agnelli morto a Torino nel 2003. Gamna è stato legale e consigliere di Margherita durante la fase di trattativa per la suddivisione del patrimonio del padre che ha visto contrapporre lei al resto della famiglia. Una lunga e controversa vicenda legale non ancora conclusa.

Ieri l’ultimo atto, Dagospia ha reso noto un estratto del volume in cui l’autore ripercorre l’inizio della vicenda, da quando Margherita, qualche mese dopo la morte del padre contatta l’amico “Mi chiama al telefono di casa (…) Tu mi hai sempre ben consigliata, ho più che mai bisogno del tuo aiuto, sono in una situazione orribile (…) sono ai ferri corti con mia madre (…) a Torino mi trattano come se io fossi un’idiota e peggio un’estranea come se non avessi diritto di sapere, in qualità di erede se non di figlia”. Parole che pesano come un macigno e che non fanno altro che gettare le ennesime ombre sull’eredità Agnelli. Il presunto e mai dimostrato patrimonio off-shore del quale Margherita è convinta e tutto il resto, gli intrecci di famiglie e poteri, di quegli intrighi di cui ha sempre avuto fame questo paese, dalla casalinga al dottore. Gamna accetta l’incarico alla sola condizione di fare tutto lontano dalle aule giudiziarie. Perché? Riesce nella sua impresa a strappare un accordo: suddividere il patrimonio dell’avvocato in 1,2 milioni a Margherita, 300 milioni più un vitalizio di 7 milioni annui alla vedova e la Fiat a John Elkann, primogenito di Margherita. Inizialmente la donna sembra soddisfatta, ma ecco in arrivo altri nuvoloni neri. Margherita disconosce l’intesa e denuncia nuovamente l’esistenza di un tesoretto, tenuto nascosto. Ma da chi esattamente? Nel tritacarne delle accuse finiscono tutti, anche Gamna, accusato dalla donna di essere un doppiogiochista. Fuori dalla beghe familiari, l’avvocato viene davvero indagato e poi condannato per aver nascosto al fisco il suo tesoretto, ovvero parte della maxiparcella da 15 milioni riconosciutagli da Margherita. Oggi tra le pagine del libro, la sua versione dei fatti, le sue impressioni, la sua verità anche se quella con la V maiuscola sembra ancora molto lontana.