Mora – Fede – Minetti: rinvio a giudizio, un “bordello” da milioni di euro

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Si è tenuta ieri a porte chiuse l’udienza preliminare del processo “Ruby Gate”, che ha avuto come richiesta il rinvio a giudizio di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Seconda la procura presso la villa ad Arcore di Silvio Berlusconi avrebbe agito un autentico “bordello”, con induzione e sfruttamento della prostituzione anche minorile. Resta da vedere in che maniera il capo d’imputazione di incitamento alla prostituzione regga nei casi in cui, in cambio di regali e favori nel mondo del lavoro, alcune ragazze si prestavano a concessioni di carattere sessuale.

Lele Mora, al momento in carcere per bancarotta fraudolenta, è un agente di personaggi del mondo dello spettacolo; Emilio Fede è direttore del Tg4 e il suo nome era stato già fatto in precedenza, in occasione dei primi attimi di vita dello scandalo Ruby Gate, Nicole Minetti è consigliere regionale in Lombardia. Ognuno di loro tre aveva un ruolo del “sistema per compiacere Silvio Berlusconi”, per dirla con le stesse parole della procura, e anche altre persone sarebbero coinvolte e già contattate dai tribunali. La Minetti gestiva i giri d’affari, Emilio Fede trattava con le ragazza da arruolare, e Lele Mora faceva “selezione del personale” con le ragazze da arruolare. Un bel bordello! Ai tanti milioni di bancarotta fraudolenta di Lele Mora, si aggiungono circa 20 milioni di euro, tanti sono i soldi coinvolti nei “bunga bunga” intorno ai quali stanno investigando i procuratori dell’inchiesta. L’udienza è rinviata al prossimo 11 luglio e si parla già di “danni di immagine” per la vicenda. Milioni su milioni, così si “srotola” il bordello Italia.