Morte di Kim Jong-il, nuovi interessi in Cina e Giappone

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Inizia una nuova epoca.

E’ la fine di una dittatura che è iniziata nel lontano 1994, ma non è la fine di un regime, anche se la morte del leader potrebbe rappresentare sicuramente un cambiamento. Con la morte di Kim Jong-il , il caro leader della Corea del Nord, morto improvvisamente per un infarto, sabato 17 dicembre, all’età di 69 anni, si apre una nuova fase. Una nuova era abbastanza delicata sia per la sicurezza internazionale del pianeta sia per i futuri equilibri economici. La zona asiatica è infatti circondata da un lato dalla Corea del Sud molto vicina agli alleati Stati Uniti e Giappone e dall’altro lato dalla Cina che, invece, è sempre a caccia di zone di influenza. A chi passerà quindi l’effettivo controllo del territorio? Da questa scelta dipenderanno molte cose, in primis la coesistenza pacifica o l’attrito tra le grandi potenze che vedono il proprio ruolo in gioco in quella parte del continente asiatico. La fine di una dittatura rappresenta sempre un periodo di cambiamento e di incertezza. In questo caso, a maggior ragione, visto che la Corea del Sud è una dittatura che si tramanda attraverso una dinastia ma allo stesso tempo offre a chi ne assume il comando un’occasione unica per procedere in due opposte direzioni: mantenere il giro di vite ereditate o lanciarsi nel perseguimento di nuove aperture? A ereditare il potere sarà Kim Jong un, terzogenito di 28 anni, che già viene chiamato “il grande successore”. Un leader molto giovane ma anche, giustamente, inesperto.

Un povero ragazzo che si dovrà assumere il controllo di una nazione e che facilmente potrebbe far precipitare una situazione già, di per sé, molto difficile.