Innalzamento pensioni donne 65 anni 2011

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Donne e pensioni, due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai? Con la nuova manovra economica varata queste settimane dal governo Berlusconi troviamo un anticipo nel settore privato dell’ innalzamento dell’età pensionabile per le donne, da 60 anni e 3 mesi a 65. Un percorso lento e graduale che deve portare addirittura ad innalzare l’età della pensione a 69 anni per tutti, uomini e donne, nel 2050 come conseguenza dell’innalzamento delle aspettative di vita.

La decisione che ha spinto alla manovra è quella di ricavare dall’innalzamento un risparmio intorno ai 90 milioni di euro a partire dal 2015. Un’elevazione quindi di anno in anno dell’età pensionabile. Così vediamo che nel 2014 l’età per il raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia sarà rinviata di un mese, nello specifico 60 anni e 4 mesi, nel 2015 di 2 mesi, nel 2016 di 3 mesi, ovvero 60 anni e 9 mesi e via proseguendo. Nel 2026 le donne andranno in pensione a 66 anni e 7 mesi. Queste le rosee previsioni per il futuro. Tornando al presente della manovra, le nuove misure prevedono età pensionabile delle donne nel privato a 65 anni con scatti già dal 2012 e ritocchi su pensioni di anzianità, dove si prevede appunto un innalzamento di un anno di età ogni anno a partire dal 2012 al 2015, oltre ad un incremento dell’aliquota contributiva per i precari. Quest’ultima particolarmente criticata perché è quella che va a colpire ancora più duramente i giovani e che prevede un’aliquota contributiva per i lavoratori parasubordinati identica a quella dei dipendenti, passando dal 26% al 33% già dal 2012. Cosa profondamente ingiusta dato che le categorie non godono affatto degli stessi diritti in materia di lavoro. Per cui stessi doveri ma diversi diritti che vanno sempre più verso la direzione di diritti zero.