Perchè non vengono abolite le Province?

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Secondo il sindacato l’abbattimento dei costi della politica, su cui tutti siamo d’accordo, non può essere attuato comprimendo i diritti dei cittadini e dei lavoratori. Anche la sentenza della Corte Costituzionale di due giorni fa indica questa direzione.

 

Incurante della sentenza della Consulta, che solo due giorni fa ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma e del riordino delle Province, previsti nel decreto Salva-Italia con la riduzione degli enti in base a criteri di estensione e di numerosità della popolazione, il Governo inaspettatamente tira dritto e nel corso dell’ultima seduta del Consiglio dei ministri fa quadrato attorno alla cancellazione delle stesse Province varando un disegno di legge costituzionale.

 

Confedir ritiene da sempre fondamentale eliminare gli sprechi delle spese statali e ridurre i costi inutili della politica. In particolare, la nostra confederazione della Sicilia ha da tempo rivendicato la massima accortezza per favorire il risparmio per l’erario, ma allo stesso tempo ha a cuore la salvaguardia delle posizioni giuridiche ed economiche del personale assunto. Oltre che dei servizi fondamentali che esso offre alla cittadinanza dell’isola. Da mesi la Confedir Sicilia ha messo bene in evidenza l’esigenza di determinare un piano di collocazione alternativo per salvaguardare le sorti di un centinaio di dirigenti e di circa 6mila dipendenti della provincia.

 

“Non bisogna mescolare – sostiene Marcello Pacifico, neo eletto segretario organizzativo Confedir e presidente Anief – le esigenze necessarie a tagliare di netto gli sprechi della politica con l’erogazione di servizi prioritari per il territorio, come l’assistenza alle scuole secondarie, il necessario supporto agli alunni disabili, la manutenzione delle reti viarie e urbanistiche. Tutte competenze sino ad oggi affidate agli enti provinciali, ma che ora potrebbero venire meno o messe in secondo piano se il Parlamento dovesse dare seguito alla volontà del Governo di tagliare le Province”.

“Questa volontà, tra l’altro, – aggiunge Pacifico – non si sposa con quella della Corte Costituzionale, che appena quarantottore fa ha bocciato l’eventualità. E non certo per i risparmi che ne deriverebbero, quanto per la celerità con cui si arriverebbe, senza esaminarne a fondo le conseguenze, alla soppressione di enti locali che espletano funzioni fondamentali. Come del resto previsto dal nostro dettato costituzionale. Il quale non si può cambiare, di certo, per decreto. Morale: il sindacato è cosciente della necessità di abbattere i costi della politica, ma non può permettere che per ridurli vengano compressi i diritti dei cittadini e dei lavoratori”.

Per tutti questi motivi, la Confedir si rivolge ai parlamentari chiedendo di ascoltare dei tecnici esperti delle svariate problematiche sugli enti locali, affinché possano rappresentargli in modo reale le incompatibilità presenti nel volere del Governo a proposito della decisione di abolire di netto le Province italiane: l’obiettivo è quello di giungere a delle proposte emendative condivise, al fine di rendere un miglioramento al Paese piuttosto che cancellare dei servizi e delle risorse essenziali.

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