Processo lungo, il voto al Senato

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E’ un’Italia che va così: se da una parte vengono bocciate leggi utili all’andamento normalizzante di situazioni drammatiche, che potrebbero aiutare -almeno in parte- a fare prendere fiato a milioni di cittadini strozzati dalla crisi, dall’altra si approvano proposte di leggi che vengono definite da più parti ‘ad personam’, come quella sul contestato processo breve, voluta fortemente dalla coalizione di governo. In particolare, questa volta si tratta di una proposta di legge che ha incassato la fiducia dell’Aula del Senato e che include la norma cosiddetta sul ‘processo lungo’ -questa volta’, una ulteriore maniera -come descrivono gli analisti politici- per tentare di bloccare i famosi processi Mills e Ruby a carico dell’attuale presidente del Consiglio, nei quali è imputato. Ma la contraddizione con le richieste che arrivano dall’Europa, di ridurre i tempi della giustizia, appare subito evidente.

In termini spiccioli, se dovesse passare questa legge, si verificherebbe una situazione per la quale ogni imputato potrebbe presentare a proprio favore una serie indefinita di testimoni, così da portare a far allungare -logicamente- il tempo del processo. Il rischio, sarebbe quello di portare il processo stesso a prescrizione, come già previsto. Diverse le reazioni tra opposizione e maggioranza. Il presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, commenta così: “Credo che quando sfilerete sotto quel banco e sentirete sul collo il piede del padrone, dentro di voi qualcosa ribollirà!”. Il capogruppo Pdl, Maurizio Gasparri, risponde prontamente all’intervento della Finocchiaro: “non c’è stata alcuna forzatura dei tempi su una legge approvata in Commissione oltre tre mesi fa e che il ricorso alla fiducia è stato legittimo di fronte “al chiaro intento ostruzionistico dell’opposizione”.