Quorum referendum 2011, i voti si sentono anche in borsa

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In seguito alla previsione emessa da parte di Roberto Maroni, che si era detto sicuro del raggiungimento del quorum, con conseguente vittoria del “SI” per tutti e quattro i requisiti referendari, è arrivato anche il commento ufficiale del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha affermato «Ora concentriamoci sulle rinnovabili», conscio ormai della sconfitta per quanto riguarda la costruzione di centrali nucleari all’interno del suolo italiano. Il raggiungimento del quorum ha avuto ripercussioni anche all’interno del paniere italiano causando forte crescita dei titoli rinnovabili, contro i cali delle quote relative alle utilities.

Come già detto in precedenza la vittoria del SI a portato vantaggi per tutti i titoli del comparto delle energie con Enel Green Power che subisce una crescita del 3,1%, sulla stessa scia della maggior parte dei titoli energetici come Ergycapital e K.R.Energy, che hanno subito una sospensione a causa dell’eccessiva volatilità dei rialzi teorici che ammontavano rispettivamente a 14,2% e del 13,1%, rialzo teorico pari al valore percentuale del 11% anche per il titolo Pramac, mentre crescono le quotazioni del titolo Falck Renewablesche che ottiene un rialzo del 2,33%, così come il titolo Kerself ottiene un balzo del 12,59%, mentre Kinexia sale del 3,88%, il titolo Ternienergia ottiene un aumento percentuale del 4,38% mentre Alerion sale del 5,07%, sulla stessa scia anche Maire Tecnimont che salta del 7,01%.

Il titolo relativo a Enel Green Power ottiene un balzo importante nonostante nel corso dell’ultima giornata di trattative della settimana scorsa, il Citigroup abbia aumentato il valore del target price dal prezzo di 1,5 euro a 1,8 euro. Gli analisti di mercato hanno effettuato un aumento dei valori delle stime relative al gruppo in modo tale da riflettere «una visione più ottimista dei prezzi dell’energia sia in Italia che in Spagna». Il valore del margine lordo relativo all’anno in corso corrisponde a 1,475 mld, l’utile netto calcolato invece corrisponde a 485 milioni. A prescindere dai valori delle previsioni secondo gli analisti di mercato, il suddetto titolo segue trattazioni a multipli elevati, in corrispondenza di uno yield previsto per il prossimo anno in calo rispetto al valore medio dei titoli del comparto.

I titoli che hanno invece subito un calo a causo del rifiuto popolare per quanto riguarda il quesito referendario riguardante la privatizzazione dell’acqua, sono perlopiù titoli del settore utility, i quali a differenza dei titoli che agiscono all’interno del comparto dell’energia rinnovabile, sono state penalizzate dal raggiungimento del quorum del refendum, infatti tra i titoli con le performance peggiori all’interno del paniere di Piazza Affari troviamo i Hera che cala del 2,7%, in linea con Acea ed Iren che crollano rispettivamente dell’1,90% e dell’1,92%.

Nel frattempo gli analisti di mercato hanno aggiornato il prezzo obiettivo, dando per scontato il raggiungimento del quorum referendario, mentre nel corso della mattinata di oggi Intermonte ha effettuato tagli per quanto riguarda i target price delle seguenti aziende: Acea che cala del 2,51%, il titolo Hera perde il 2,31% mentre Iren subisce una deflessione del 2,8%. Per quanto riguarda il titolo Acea il valore del target price passa da 9,2 euro a 8 euro, mentre Hera passa da 1,85 euro a 1,7 euro, mentre Iren cala di un euro e dieci centesimi passando da 1,65 euro a 1,55. Secondo gli esperti di mercati di Equita, la vittoria del “Si” ottenuta nel referendum, avrà effetti negativi per quanto riguardi i titoli delle municipalizzate del settore, infatti si verrebbe a creare una situazione di incertezza e di disordine fino al momento dell’approvazione di un nuovo schema emesso dall’ente incaricato dal Governo, la più a rischio sempre secondo gli esperti di Equita sarebbe il gruppo Acea, infatti ipotizzando una situazione all’interno del quale il comparto acqua subisca una riduzione delle valutazioni pari al 10%, secondo le previsioni le ripercussioni causerebbero un calo del 9% per Acea, e del 4,5% per Hera a chiudere con Iren che subirebbe una deflessione del 3,6%.