Rating Italia Standard and Poor’s: declassate le banche italiane

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Dopo il declassamento del debito sovrano dell’Italia, Standard and Poor’s taglia il rating di 7 banche italiane. Un altro duro colpo inferto al governo, questa volta diretto al rating lungo termine di Mediobanca e di Intesa Sanpaolo e agli altri tre istituti controllati da quest’ultima quali Imi, Cassa Risparmio Bologna e Bis che passano ora da A+ ad A. Immutate invece le valutazioni per quanto riguarda il breve termine. Tagliato anche il rating di Findomestic e Bnl, mentre non cambia nulla per Unicredit nonostante il suo outlook sia negativo dopo la revisione del rischio sovrano.

Nessuno si aspettava una notizia del genere, tanto meno al Quirinale dove il capo dello Stato Giorgio Napolitano discuteva con il premier Silvio Berlusconi che ha promesso di varare al più presto un piano per la crescita. Ma perché S&P ha preso questa decisione? Il taglio del rating alle banche è nato per equiparare al livello del Paese, da A+ ad A, quelle banche che hanno minimo il 40% dei propri asset nel mercato domestico. Il cambio di outlook da stabile a negativo si riflette, non solo sulle 7 banche ma anche su altri otto istituti di credito, tra cui Unicredit (Unicredit Bank ag, Unicredit Bank Austria e Unicredit Leasing), Agos-Ducato, Istituto per il Credito Sportivo e Banca Fideuram (Gruppo Sanpaolo). Tagli e sforbiciate anche sui rating di Cassa depositi e prestiti controllata dallo Stato e da fondazioni bancarie che vanno a colpire il cuore degli investimenti nei settori di interesse strategico per l’Italia, come le infrastrutture, i trasporti e l’edilizia. Dalle prime reazioni il Tesoro nega la necessità di una manovra aggiuntiva, affermando in una nota che quella appena varata è «pienamente sufficiente per il pareggio 2013 che incorpora stime di crescita aggiornate a oggi e, pur a fronte di una minore crescita cumulata sull’orizzonte previsto, prevede sul 2013, come appena confermato dalla Commissione Europea, il raggiungimento del doppio obbiettivo del pareggio di bilancio e di un ampio avanzo primario idoneo a porre il debito pubblico su uno stabile sentiero discendente».

A bordo di questo Titanic economico non siamo i soli, a farci compagnia ci sono anche gli Stati Uniti, dove anche lì il tasso di disoccupazione rimane alto, la crescita lenta e il mercato del lavoro debole. Una situazione critica, ancor più se il patinato governo berlusconiano resiste in modo sordo e cieco anche ai segnali di allarme che arrivano oltreoceano.