Riforma economica 2011 pensioni: le voci della settimana

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“Tagliare le pensioni vuol dire tagliare la gente del nord: giustamente la Lega interviene e dice no”, ribadisce a gran voce Umberto Bossi, leader della Lega Nord, a conferma della tesi Calderoli. “È ormai un mondo alla rovescia – osserva Bossi con il classico popolarismo padano che lo contraddistingue- perché la sinistra vuole tagliare le pensioni e la Lega invece le salva”. Bossi si è detto contrario anche alla cancellazione delle province storiche. “Le province sono ormai un problema di identità e se vai a tagliarle la gente potrebbe ribellarsi”. E ancora: “Abbiamo bloccato l’aumento dell’Iva, lo voleva il partito di Berlusconi”. Bossi ha poi annunciato che nei prossimi giorni si riunirà la segreteria politica della Lega per decidere le proposte di modifica alla manovra.

Non tutti i dadi sono stati tratti, dunque, e la partita è ancora aperta, soprattutto in materia di pensioni. La Lega torna a chiudere la porta circa la possibilità di modificare il decreto intervenendo sul sistema previdenziale. E mentre il governo è passato alla catena di montaggio per l’iter al quale sottoporre la manovra, primo step martedì prossimo in Commissione al Senato, la Cei interviene con parole molto dure sulle misure che l’esecutivo sta confenzionando. I vescovi chiedono di non tagliare le risorse per le famiglie e di combattere più seriamente l’evasione fiscale. Mentre il ministro del Carroccio, Roberto Calderoli, ripete che il capitolo enti locali “richiede attenzione dalla maggioranza e dall’opposizione, perché – ha spiegato – sono gli enti locali ad erogare i servizi ai cittadini: è interesse comune”. Eh già gli enti locali, un tema che scotta, come dimostra la manifestazione di piazza convocata dall’Anci a Milano il 29 agosto, insieme agli amministratori dei piccoli Comuni che potrebbero essere accorpati per effetto della manovra. Anche l’opposizione continua a criticare le scelte del governo, mentre si registra la richiesta di Walter Veltroni ai capigruppo del Pd di Camera e Senato, in cui l’ex segretario chiede che il dimezzamento del numero dei parlamentari sia la premessa per discutere della riforma della Costituzione con l’obbligo di pareggio del bilancio. Ma è dalla Cei che arriva la presa di posizione più netta, con la voce di Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, che ribadisce “quello della famiglia è un punto centrale, che è stata in questa crisi una valvola di sicurezza enorme e sarebbe miope e dannoso non considerarla vitale. Non perdiamo questo patrimonio, questo punto fermo, se la famiglia non è al centro della politica, la società non va da nessuna parte”.  Dai tagli, poi, per Bagnasco andrebbero difese anche le missioni all’estero perché “Dobbiamo chiederci, prima di fare i conti, quale approccio si dà rispetto alle situazioni drammatiche di altre parti del mondo”. Esattamente: quale approccio questo governo dà rispetto alle situazioni più drammatiche? Sembra proprio la classica situazione dell’ubriaco sbandato che fa i conti senza l’oste.