Riforma economica 2011: Tremonti taglia i costi della politica

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Altri tagli in arrivo. Dietro sempre le forbici di Giulio Tremonti. Questa volta il ministro dell’Economia ha come obiettivo il ridimensionamento dei costi della politica. Quelli della casta verso i quali i cittadini italiani hanno sviluppato un’allergia a livelli orticanti. Il ministro ha redatto un documento, nel mirino compensi pubblici dagli onorevoli agli amministratori locali non superiori ai livelli medi europei. Le auto dipinte di blu non sopra i 1600 di cilindrata e gli aerei blu solo alle prima quattro cariche dello stato. E ancora election day obbligatorio in caso di concomitanza tra consultazioni elettorali e tagli a Parlamento e partiti politici. Questa è la risposta di Tremonti alla richiesta di maggiore sobrietà delle politica avanzata dal Presidente della Repubblica, Napolitano.

La serie di provvedimenti, elaborata dal ministri, è stata anticipata dal Corriere della Sera. I sette articoli contengono l’obbligo di ridurre tutti gli emolumenti pubblici, compresi quindi quelli dei deputati e delle cariche elettive locali, regionali, provinciali e comunali, alla media dei livelli europei, già dalle prossime elezioni e nomine.

Secondo stime recenti sono oltre 1,3 milioni le persone che vivono direttamente o indirettamente di politica. Un esercito composto da oltre 145 mila tra parlamentari, ministri, amministratori locali, sottosegretari, parlamentari nazionali ed europei, presidenti, assessori, sindaci e consiglieri. Ogni anno i costi della politica ammontano a circa 18,3 miliardi di euro. Si potrebbe ottenere un maggiore risparmio con una vera riforma che punti all’ammodernamento e all’efficienza del nostro sistema istituzionale. Una vera e propria razionalizzazione del funzionamento dello Stato centrale e degli uffici periferici senza ridurre i servizi ai cittadini e senza intaccare i processi democratici. Politica, quanto mi costi. Ad esempio lo spettacolo, a volte poco decoroso, dei cartelloni pubblicitari che tappezzano le città durante le campagne elettorali, e non, dovrebbero spingerci ad una riflessione, a fare due somme su quale sia il prezzo da pagare per portarsi a casa un voto, un seggio, una poltrona e quanto da questo il singolo cittadino tragga effettivamente un beneficio. Un prezzo troppo alto per continuare ad essere sostenibile.