Riforme fiscali 2011: senza di esse periodo nero per l’Italia

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Il sistema socio-economico italiano sembra diventare ogni giorno piu’ consapevole dell’importanza di manovre fiscali finalizzate ad aiutare le imprese a crescere verso anche una ripresa economica definitiva e stabilizzatrice. Il gap tra ambienti economici esteri e quello di casa nostra e’ ancora grande, e la situazione appare ancora confusa. In particolare dopo che sono state accantonate le proposte di riforma fiscale effettuate dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ed in seguito ai commenti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Insomma sommati gli addendi il risultato non cambia.

Nel dibattito sono intervenute anche associazioni ed imprese, come Assonime e Confindustria portando nuove proposte di riforma fiscale per il 2011. Assonime ha proposto una diminuzione della tassazione diretta su lavoro e imprese da compensare con un aumento dell’IVA accompagnata dall’introduzione di un’imposta annuale sulle persone fisiche in base alla ricchezza. Con un aumento dell’IVA si dovrebbero realizzare entrate maggiori fino a 40 miliardi di euro, incrementati poi da circa 10 miliardi dovuti alla tassazione sulla ricchezza. Differente e’ il parere di Confindustria che, per incentivare la ripresa economica, propone una minore tassazione su lavoro e impresa e maggiori imposte sulle rendite finanziarie. La Marcegaglia ha dichiarato: “Bisogna approvare il prima possibile la manovra da 40 miliardi e contemporaneamente andare avanti su una serie di provvedimenti per aiutare la crescita tra cui la manovra fiscale che pensiamo debba essere a parita’ di pressione fiscale complessiva”.

Intanto anche Bruxelles raccomanda all’Italia di accelerare sulle riforme, che puntino in particolare a ridurre il deficit, oltre ad intervenire in materia di educazione, mercato del lavoro soprattutto per quanto riguarda la partecipazione di donne e giovani, concorrenza e pensioni. Senza di queste sembra proprio non esserci futuro all’orizzonte.