Ripresa economica con crisi delle banche

crisi economica

La crisi economica sembra essersi ulteriormente acuita e se qualche mese fa vi era il timore di una ipotetica bolla sull’obbligazionario adesso, con la drammatica crisi della Grecia, le economie europee (e non solo) stanno facendo il possibile per rimanere ad una linea di galleggiamento sostenibile.

Sentiamo ogni giorno dalle varie borse mondiali che il mercato azionario è in ginocchio, crolla di continuo svalutando in questo modo anche i risparmi di noi tutti. Certo, l’Unione Europea ha disposto un paracadute finanziario di 750 miliardi di euro che andrà a fungere da ammortizzatore ma questo non risolverà i problemi presenti.

La ripresa economica non ha senso se le banche non garantiscono più solidità. La scorsa settimana le vendite di nuove case negli Stati Uniti sono crollate al -32.7% rispetto al mese precedente, il peggior calo dal 1963. Questo è solo l’ultimo dato negativo di un quadro ben più preoccupante dove la crisi europea si sta delineando come il maggiore fattore di rischio per l’intera economia globale.

L’euro si è notevolmente indebolito e molti analisti sono pronti a scommettere in una continua svalutazione della moneta unica europea: ciò dovrebbe significare una ripresa più facile ma la politica di austerità del Governo tedesco difesa a spada tratta dalla cancelliera Angela Merkel funge da freno a mano per la lenta ripresa economica europea.

Riuscirà il taglio della spesa pubblica in Europa a non soffocare la crescita e gli effetti recessivi? Secondo Roberto Alesina, docente italiano ad Harvard, leggendo le statistiche dopo un pesante intervento sulla spesa pubblica si nota che vi è sempre stata una crescita. Martin Wolf, analista e commentatore del Financial Times, la spesa pubblica non è ancora un fattore fondamentale per sostenere la crescita, in particolare ora che l’economia stenta, sebbene abbia tassi d’interesse ai minimi storici.

In Italia il Centro studi di Confindustria sostiene che la nostra crescita sarà del +1.6% nonostante le pressioni restrittive varate per risanare i conti pubblici.