Saxo Bank: la crisi economica è necessaria per la crescita del Paese

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La mente umana non accetta facilmente i cambiamenti. Siamo programmati per stare al sicuro all’interno di una scatola e per evitare i confronti. Questo è uno dei motivi per cui una crisi non è soltanto una cosa positiva, ma anche assolutamente necessaria. Se valutiamo la situazione in Europa e negli USA, l’unico modo per ottenere un mandato per il cambiamento è attraverso la crisi, in cui le azioni non sono guidate da un desiderio, ma da un profondo bisogno di cambiamento.

Paradossalmente, durante la crisi siamo più efficienti, lavoriamo di più, innoviamo di più e siamo maggiormente capaci di ottenere performance positive seguendo il concetto “meno è più”. Dall’altra parte, in periodi di crescita, ricchezza e successo personale non siamo in grado di rischiare e prendiamo decisioni totalmente sbagliate.

Queste regole, banali eppure vere, si applicano all’Europa meridionale e alle sfide che oggi deve affrontare. Grecia, Spagna, e Portogallo sono democrazie giovani, nate tra il 1973 e il 1975 a seguito di dittature. Adesso stanno passando dall’adolescenza alla maturità. Con questo cambiamento arrivano le responsabilità. Quando si è giovani e liberi, tutto si basa sui bisogni individuali – i bambini e i giovani hanno per natura le personalità più egocentriche.

Con l’arrivo della maturità è necessario iniziare a mostrare responsabilità e pianificare la propria vita da adulto. Vedo i paesi Club Med come un gruppo di giovani talentuosi che non hanno mai raggiunto realmente il proprio potenziale e come un gruppo che ha bisogno di capire che i giorni in cui puoi bere tutta la notte ed essere fresco il giorno dopo sono finiti. Il Club Med ha bisogno di trovare il proprio mandato per il cambiamento. La disoccupazione giovanile e il settore pubblico troppo pieno (sia in termini di numeri che di ammontare dei salari) stanno dirottando il denaro dedicato agli investimenti e all’iniziativa privata.

Le cose sono andate bene, troppo bene, dal 1999, quando è stato introdotto l’Euro, fino al 2008, quando è iniziata la crisi. I paesi Club Med hanno cavalcato il “rating creditizio tedesco” a basso costo. Questo significa tassi di finanziamento virtualmente bassi per questi governi con spese pubbliche eccessive, che potevano anche permettersi incentivi, dal momento che le loro posizioni fiscali erano relativamente sicure (ed economiche) nella parte iniziale di questa flessione. Nel frattempo, i principali investitori nel debito di quei paesi – banche e fondi pensione – avevano moltissimo denaro per ammortizzare l’impatto di tassi di finanziamento sempre più alti.

Adesso, dopo cinque anni di crisi globale, i Club Med (e molti altri governi) non possono espandere oltre lo stimolo fiscale, poiché hanno speso troppo negli ultimi anni. È qui che la crisi si dimostra utile. Una volta che il motore dell’economia è partito, c’è bisogno di un cambiamento in cui la micro economia prenda il posto della macro economia e inizi a creare le basi per il successo delle PMI. Qualunque paese con crescita di lungo periodo e un’economia di successo è stato costruito grazie alle PMI e il loro accesso al credito. Risolviamo questo problema e abbiamo fatto due passi avanti nella giusta direzione.

Le nazioni più ricche del mondo, Svizzera, Singapore, Danimarca, Svezia e anche la Germania, fanno registrare un forte dominio delle PMI. L’UE conduce studi periodici sulle PMI e ha scoperto che, in media, nei “paesi ricchi del nord” il 63/66% di tutti i posti di lavoro è nel settore delle PMI. Inoltre, l’85% dei nuovi posti di lavoro dal 2002 al 2010 – ancora un gigantesco 85% – è stato creato da piccole e medie imprese. L’Europa ha bisogno di capirlo e lavorare verso la riduzione della dipendenza dei cittadini dallo stato e della continua crescita di “sistemi di privilegi”. Questa è la sfida più grande: i privilegi sono per natura immeritati, cosa che li rende addirittura più difficili da eliminare una volta istituiti. Il vero bisogno di cambiamento per i Club Med sta nel bilanciamento tra una riduzione dei privilegi e meno contributi da parte del governo.

Una crisi implica anche una ripresa a V, in cui la crescita continua in modo esponenziale dopo che il fondo è stato toccato. Pertanto, essenzialmente, è necessaria una crisi per far riprendere l’economia. Io vedo la crisi come un incendio in una foresta, che brucia i vecchi alberi, fertilizza il terreno e fa ripartire la natura.

I nuovi inizi sono parte della storia; i tentativi rimangono il miglior modus operandi per il miglioramento. La Spagna, come nazione, è finita in bancarotta 13 volte fino ad oggi, quindi la storia ci dice che i paesi tendono ad oscillare dall’eccesso all’austerità, dalla crescita alla crisi, dal vento a favore al vento contrario. È parte del ciclo della vita, ma è la reazione alle oscillazioni che determina lo sviluppo di una nazione.

Qualunque governo inizierà sempre negandone l’esistenza. Nella fase del diniego, sarà dichiarato che la situazione è temporanea e causata da fattori esterni. La risposta della politica è la creazione di deficit di budget (Europa 2008/2010).

Uno o due anni dopo la non crisi continua ad essere crisi, ma molto probabilmente gli elettori avranno cambiato il governo o almeno spinto per alcuni cambiamenti. Il nuovo governo dirà: avremmo voluto creare stimolo fiscale (spendere denaro che non abbiamo) ma il governo precedente lo ha già fatto. Quindi verranno abbassati i tassi di interesse, sarà indebolita la valuta e stampato denaro, se possibile.

Questa è la fase della protesta (Europa 2012).

Ciò di cui l’Europa ha bisogno è un vero mandato per il cambiamento. Ma, come sappiamo dalla storia, i politici continueranno a spostarsi dal diniego alla protesta ancora al diniego, in un ciclo senza fine – finchè la crisi non sarà abbastanza grande da forzare il mandato per il cambiamento.

L’ultimo mandato ricevuto da un politico che io riesca a ricordare è quello del 1979, quando Ms. Tatcher ha ricevuto l’incarico di governare l’allora “malato d’Europa”, ha combattuto contro i sindacati, contro l’UE e implementato cambiamenti radicali nella società inglese, combinati con un forte cambio di atteggiamento – è proprio a questo che serve la crisi.

Una crisi è almeno per il 50% una crisi mentale. Se qualcuno ha la visione e il carattere per spingere verso cambiamenti positivi, allora la soluzione diventa relativamente semplice, perché la mente umana ama essere parte di qualcosa di successo. È necessario comprendere la crisi in arrivo, ma anche realizzare che, per uscirne, è importante impegnarsi con sé stessi, con l’azienda e con il paese per essere parte della soluzione. Qui sta l’anello debole: la disposizione individuale al cambiamento.