Scuola e disabili, la denuncia: costretta ad insegnare in un aula bunker

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Essere diversi nel 2011, dove ci si connette al mondo con un click circondati da comodità di ogni genere e dimensione, significa essere costretti ad imparare a leggere e scrivere in un’aula bunker. E’ cosi, possiamo comunicare con il mondo e allo stesso tempo condannare alla solitudine chi e’ diverso da noi. Succede quotidianamente e spesso non ci facciamo nemmeno caso. Un insegnante ha segnalato che in un istituto di Bari ad un ragazzo svantaggiato si insegnava in un’aula come una prigione. La notizia in un trafiletto di Repubblica.

Costretta ad insegnare in un’aula chiusa a chiave. Non e’ un thriller movie psicologico, ma la storia di una docente di sostegno di un istituto tecnico commerciale di Bari. Vittima un ragazzo autistico che ha dovuto subire un provvedimento, secondo gli addetti ai lavori, per evitare che lo studente si allontanasse. Il ragazzo ha inoltre bisogno di una cura particolare perché soffre anche di incontinenza. La docente in questione avrebbe lavorato anche fuori dall’orario stabilito, accompagnando il ragazzo al parco o al centro commerciale. Questo piccolo vaso pandora di provincia viene scoperchiato nel momento in cui l’insegnante chiede che le venga riconosciuto il doppio punteggio. Prima il silenzio, nella paura di poter perdere il posto di lavoro essendo una precaria. Storie di precarietà e diversità che si intrecciano, svelando il fatto che siamo tutti uguali, marionette appese a fili sottilissimi per incompetenza altrui, nel caos generale del paese delle non regole. “E’ una vicenda incredibile – ha commentato il provveditore Lacoppola – e’ inconcepibile che uno studente disabile venga trattato in questo modo. Procederò a segnalare il fatto anche alla magistratura. Si potrebbero ipotizzare reati penali come il sequestro di persona o sottrazione di incapace”. Secondo alcuni dettagli apparsi invece sul Corriere, il ragazzo sarebbe rimasto chiuso a chiave nell’aula anche ogni volta che la sua insegnante doveva assentarsi. Chiuso in un bunker all’interno di una scuola, il luogo dove si dovrebbe imparare a conoscere il mondo, decifrarlo. Un luogo di scambio tra noi e gli altri, tra noi e la conoscenza, un momento magico violato nel modo più barbaro possibile. La procura, qualora venga chiamata in causa, si esprimerà sul fatto. Ma prima dei tribunali dovrebbe intervenire qualcosa chiamato buon senso o umanità, a volte anche solo un po’ di senso civico basterebbe ad evitare drammi del quotidiano di questo genere.