Spa: anche i gioielli di Tiffany pagano un conto alla crisi economica

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Anche Tiffany paga lo scotto della crisi e ha dovuto rivedere in calo le stime sui risultati dell’esercizio che è in corso per un 2° trimestre non all’altezza delle attese. La più importante catena di gioiellerie del globo (resa ancor più celebre dal famoso film “Colazione da Tiffany” del 1961 con la Audrey Hepburn) nei 3 mesi conclusi alla fine dello scorso mese ha avuto un incremento dell’utile netto a 92 milioni di dollari, Usa da 90 milioni nello scorso anno, quando i profitti sono stati appesantiti da voci straordinarie per 21 milioni di dollari Usa al netto delle quali il trimestre appena terminato avrebbe avutp una flessione del 17 per cento dei profitti.
Il fatturato del trimestre maggio-giugno-luglio è salito del 2 per cento a 887 milioni di dollari Usa (gli esperti avevano previsto 891 milioni di dollari Usa). Michael Kowalski, il ceo di Tiffany, ha detto che questo risultato non rappresenta una sorpresa a fronte della debolezza dell’economia in alcuni dei mercati chiave come l’Europa e le Americhe.
Incrementi a 2 cifre invece nel Sol Levante (dove lo scorso anno aveva pesato l’effetto della catastrofe della centrale atomica di Fukushima), bene anche il Medio Oriente in virtù dei punti vendita presenti negli Emirati Arabi che sono passati sotto il controllo diretto della casa madre.
Per l’esercizio che è in corso la celebre catena di gioiellerie ha previsto un utile netto che è compreso tra 454 e 473 milioni di dollari Usa, che è pari a un utile per azione tra 3,55 e 3,70 dollari Usa rispetto ad attese iniziali tra 3,70 e 3,80 dollari Usa.