Spa: anche la moda soffre a causa dei ridotti consumi interni

ARMANI GIORGIO

I dati preliminari di quest’anno sul settore della moda del Belpaese non sono brillanti in attesa delle sfilate Uomo che saranno viste da circa 9.000 buyers provenienti da tutto il globo.
Nel 1°trimestre, secondo una ricerca della Camera Nazionale della Moda Italiana,  i ricavi sono scesi del 3,2 per cento, con cali sia nei comparti a monte della filiera (un -5,3 per cento il tessile), sia in quelli a valle (abbigliamento, pelletteria, calzature un -2,3 per cento). Cala anche la produzione (un -6,6 per cento) del trimestre, per adeguarsi al calo della domanda soprattutto nel nostro Paese e un po’ in tutta Europa.
Questi dati negativi sono il saldo di deboli consumi interni e di buone esportazioni: nel periodo l’export è salito del 5 per cento, malgrado l’estrema debolezza dei mercati del Vecchio Continente (+0 per cento), compensata dall’andamento ancora brillante dei mercati extra-Unione Europea (Usa +19,5 per cento, Russia +14,7 per cento, e Cina in particolare) e dall’altro come detto un quadro tendenzialmente recessivo per i nostri consumi interni.
Ma bisogna fare dei distinguo: l’alto di gamma continua ad andare benissimo, il segmento medio basso invece soffre. Per tutto quest’anno la Cnmi prevede un generale rallentamento delle economie dei Bric (i nuovi Paesi emergenti), ma loro forza di traino sarà comunque importante per l’economia mondiale nei prossimi anni.
Per la Cina il rallentamento è fisiologico e assolutamente in linea con le revisioni del piano quinquennale. Con un tasso di crescita che viaggia intorno all’8 per cento l’aumento del prodotto interno lordo cinese generato in un trimestre è pari all’intero Pil ellenico!