Spa: Areva paga la crisi del nucleare nel mondo dopo Fukushima

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La ditta Areva, numero uno al mondo dell’industria nucleare, ha chiesto la sospensione del suo titolo in Borsa in attesa dell’approvazione del nuovo piano strategico 2011-2016 da parte del consiglio di sorveglianza. Una riunione che servirà a ratificare 3 misure di fondamentale importanza: tagli agli investimenti, il ridimensionamento degli organici, la constatazione che a fine 2011 i conti saranno in rosso.
Sono gli effetti indiretti della catastrofe di Fukushima, infatti in tutte le nazioni del globo l’atomo sta perdendo quota e anche Areva vede diminuire le prospettive di crescita e fronteggiare la fine di commesse di uranio dal Giappone e dalla Germania. Il consiglio dovrebbe occuparsi  anche della nomina di un nuovo presidente: l’attuale, Jean-Cyrill Spinetta, ha manifestato l’intenzione di lasciare  per occuparsi di Air France, di cui poche settimane fa ha ripreso le redini.
Il problema più delicato è rappresentato dalla riduzione degli organici per un gruppo che è controllato dallo Stato all’83 per cento e con una campagna elettorale alle porte. Luc Orsel, che era stato convocato lo scorso mese dal governo, non appena erano circolate alcune indiscrezioni, aveva promesso di risparmiare la Francia, ma così non sarà. I lavoratori che dovrebbero lasciare l’azienda per andare in pensione non verranno sostituiti. In soldoni si tratta di mille-milleduecento persone (su 28 mila) nel 2012, cinque-seimila fino al 2016. Gli esuberi sarebbero proporzionalmente ben più importanti in Germania: sui cinquemila 700 dipendenti ben milleduecento-milletrecento potrebbero essere incentivati ad andarsene.
Areva ha comunicato che le perdite operative saranno comprese tra 1,4 e 1,6 miliardi di euro. Il piano della ditta punta a ridurre i costi di 750 milioni entro l’anno 2015, mentre gli investimenti verrebbero ridotti del 40 per cento a 7 miliardi di euro.