Spa: BP abbandona il business dell’energia solare

BP_logo

La BP (British Petroleum) ha deciso di chiudere il settore dedicato all’energia solare. Il direttore di Bp Solar, Mike Petrucci ha spiegato senza messi termini che c’è crisi, non c’è guadagno. In realtà il gruppo aveva puntato nell’investimento nelle energie pulite cercando in qualche modo di farsi perdonare il disastro del Golfo del Messico del 2010, quando una falla nella piattaforma petrolifera Deepwater Horizon causò ben 106 giorni di sversamento di petrolio nell’oceano, provocando quello che finora è stato più grande disastro ambientale della storia statunitense.
Ora però British Petroleum, che un tempo affermava ai quattro venti di stare andando “oltre il petrolio”, spiega di avere altri problemi. Forte degli esempi negativi dell’indiana Solyndra, in fuga dai suoi creditori e della tedesca Solon, insolvente, ora fa i suoi conti. Sta continuando a investire 20 miliardi di dollari l’anno nello sviluppo dei settori di gas e appunto petrolio dove le cose vanno per il meglio. Ma non ha i fondi per continuare a investire anche nell’energia solare, tanto da avere già gradualmente chiuso negli ultimi 3 anni, licenziando circa 1.750 lavoratori, le proprie fabbriche di pannelli, si è inoltre ormai ritirata dalla cattura e il confinamento geologico del carbonio per combattere l’effetto serra. Anche gli uffici londinesi della Bp Alternative Energy sono stati chiusi.  Il valore dei pannelli solari sta infatti crollando in tutto il globo in parte per colpa della concorrenza a basso costo della produzione cinese.
L’azienda ha dunque valutato che non c’è futuro in quell’ambito. Rimane la promessa che il gruppo non mancherà di spendere 8 miliardi  di euro nelle energie rinnovabili e continuerà a lavorare sui biocarburanti in tutto il mondo oltre che con le installazioni per sfruttare il vento costiero negli Usa.