Spa: la chitarra mito a Wall Street, la Fender si quota in borsa…

Yngwie_Malmsteen's_electric_guitar

La Fender, la mitica casa produttrice di strumenti musicali, si quota in Borsa. Da Buddy Holy ai Beatles per arrivare a Eric Clapton e Sting non c’è big della musica jazz, rock e pop che non abbia fatto scivolare le dita sulla mitica Stratocaster. In particolare alla nascita del mito contribuì il genio di Hendrix.
A Wall Street la ditta, che ha sede in Arizona, cercherà di raccogliere sul mercato 200 milioni di dollari Usa. Ma potrebbe fare anche di più. Il debutto dell’Ipo è preparato dalla rinomata banca d’affari JP Morgan. Malgrado i pianti a dirotto dell’industria discografica, mai come oggi il business della musica è a livelli elevati. L’esplosione del digitale e 30 anni di videomusica precedenti hanno avvicinato centinaia di milioni di  appassionati in tutto il mondo alla musica non solo ascoltata ma suonata.
Stiamo parlando di un mercato da 16 miliardi di dollari. Con la Fender che svetta con 600 milioni di dollari Usa di ricavi nel 2010: 100 milioni in più del 2009.
L’azienda nacque grazie a Leo Fender. Morto nel 1991 ma forse non tutti sanno che aveva già abbandonato da più di trent’anni la sua creatura vendendola alla Cbs.
Leo era un appasionato di elettronica, cresciuto da ragazzo nell’officina di elettrauto di quello zio che lo avvicinò ai segreti dell’elettricità.
La Fender nacque appositamente per costruire electric guitars, a differenza dell’altro grande marchio rivale, Gibson, che era già una nota fabbrica di strumenti musicali prima di creare chitarre.
L’idea di Leo era quella di offrire uno strumento poco costoso ai ragazzi che dopo la seconda guerra mondiale con i loro piccoli “combos” stavano prendendo il posto delle grandi orchestre swing. Così alle generazioni rock negli anni 50 regala prima la Telecaster e poi la Stratocaster: due modelli ancora oggi nel mito