Spa: la griffe di Roberto Cavalli stenta sui mercati

Roberto_Cavalli_Photographed_by_Ed_Kavishe

In un contesto complessivo in cui il “made in Italy” del mondo della moda e del lusso va bene, Roberto Cavalli è in contro tendenza negativa. La griffe toscana ha comunque chiuso lo scorso anno con ricavi in aumento dell’1 per cento a 178 milioni di euro. Salgono del 12,8 per cento le vendite nei negozi della maison, visto che il gruppo ha aperto nel 2011 sette nuovi punti vendita.
L’esiguo aumento delle vendite è dovuto sostanzialmente al passaggio di consegne della licenza Just Cavalli, passata dalla Itierre verso il gruppo che fa capo a Renzo Rosso.
Afferma lo stilista fiorentino Cavalli: «Rimpiango i tempi in cui con la Itierre la Just Cavalli fatturava 220 milioni di euro ma il mondo da allora è cambiato, tutto è più difficile, è arrivata la crisi».
Ora a stampa parla di un’offerta di un gruppo russo, Tashir, per la vendita della maison ma al riguardo Cavalli dice che si tratta di “pura fantasia, io non ne so niente e se stessi per vendere probabilmente lo saprei”.
E’ indubbio che se qualcuno fosse pronto a offrire 1 un miliardo di euro per la griffe, lo stilista italiano un pensierino ce lo farebbe di sicuro. Infatti, nonostante un mercato effervescente, quella cifra rappresenta un multiplo di ben trenta volte il margine lordo.
Fra poco dovrebbe partire il collocamento sul mercato di Brunello Cucinelli, un marchio di alta gamma che ha chiuso il 2011 con oltre 240 milioni di euro di ricavi e circa 40 milioni di euro di margine lordo al momento le valutazioni per Cucinelli si aggirano intorno a dieci volte il livello de l’ebitda, 1/3 rispetto ai desideri di Roberto Cavalli.