Spa: l’anti-marchio Uniqlo guadagna fette di mercato e punta agli Usa

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Il brand giapponese Uniqlo in un certo senso rappresenta la negazione della moda classica, si tratta infatti di una sorta di anti-marchio che vuole vendere dovunque, a prezzi contenuti e senza essere troppo nettamente caratterizzato dal punto di vista del brand.
Ma, proprio grazie a queste caratteristiche, riesce a conquistare sempre più mercati: entro la fine della settimana il gruppo di moda aprirà il suo 4° negozio monomarca negli Usa (si tratta del 1° al di fuori di New York) e vuole ad aprirne ben duecento entro il 2020, per un giro d’affari negli States pari a 10 miliardi di dollari Usa.
Del resto, nei prossimi 3 anni il gruppo conta di raggiungere un fatturato fuori dal Paese del Sol Levante superiore a quello generato nel mercato domestico. Il gruppo – che, per esempio, da maggio scorso sponsorizza e veste Novak Djokovic, il numero due del seeding mondiale di tennis – ha come filosofia di base quella di produrre “abiti per tutti” creando un marchio universale non troppo legato all’alta moda. Una filosofia che paga visto che sta guadagnando ovunque quote di mercato, ai danni di marchi come Gap, mentre anche Abercombie & Fitch negli Usa stanno perdendo terreno.
Ha detto al riguardo Shin Odake, responsabile del gruppo in America: «Il nostro obiettivo è di diventare il numero uno». Ad oggi negozi Uniqlo nel Vecchio Continente si trovano a Parigi e a Londra, ma è possibile che in breve il marchio possa sbarcare anche nel nostro Paese. Al riguardo l’amministratore delegato della capogruppo Fast Retailing Tadashi Yanai, ha dichiarato qualche mese fa in un’intervista “Milano è il mio sogno”.