Spa: Nokia si prepara a un taglio di 10.000 posti di lavoro

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Nokia, il famoso colosso finlandese della telefonia mobile taglierà fino a un massimo di 10.000 posti di lavoro entro il prossimo anno, nell’ambito del piano di riduzione dei costi. Ha detto l’amministratore delegato del gruppo Stephen Elop in una nota: «Questa riduzione sono una conseguenza difficile delle misure che pensiamo di dover prendere per assicurare la competitività a lungo termine di Nokia».
Entro fine del prossimo anno, la società scandinava, oltre a risparmi sui costi pari a 700 milioni di euro per il 2012, conta in ulteriori risparmi per 1,6 miliardi di euro. La ristrutturazione, però, costerà circa 1,9 miliardi di euro.
I licenziamenti si aggiungono ai 10.000 (da completare entro quest’anno), e ai 4.000 posti di lavoro che verranno tagliati negli stabilimenti di produzione degli smartphone in Ungheria, Finlandia, Messico  e entro il 2012, aveva spiegato a febbraio il portavoce della Nokia: «Prevediamo, per Paese, 2.300 tagli a Komaron (Ungheria), 700 a Reynosa (Messico) e mille a Salo (Finlandia)”,  aggiungendo che con questi tagli “cesserà l’assemblaggio di telefonini Nokia in Europa». In questo modo la società taglierà in due anni quasi 25.000 lavoratori.
La società di telefonia mobile sposterà la produzione in Asia, dove vive la maggior parte dei clienti della società, dove hanno sede la maggior parte dei fornitori del gruppo dove i costi sono più bassi.
In questo modo Nokia potrebbe accorciare i tempi di produzione e tentare di superare almeno alcune delle difficoltà incontrate nel competitivo mercato degli smartphone. Alla fine del primo trimestre la società ha lanciato un profit warning per l’intero anno, stimando un calo dell’utile del 2-3 per cento, ma a fine anno il conto potrebbe essere più pesante perché il secondo trimestre è stato colpito più delle attese dalla dinamica competitiva del settore: attese negative anche per il terzo trimestre.
Tra le altre misure di riduzione dei costi, previsti il taglio di progetti di ricerca e sviluppo, che porteranno alla chiusura degli impianti di Burnaby (Canada) e Ulm (Germania). Previsti anche tagli agli asset “no core”, tra cui possibili dismissioni. Il gruppo punta con queste misure di ridurre le spese operative non-ifrs di devices&services a un tasso annualizzato di circa 3 miliardi da qui al prossimo anno, rispetto ai 5,35 miliardi di euro del 2010.