Spa: Opel viaggia sull’orlo del baratro

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Qualche anno fa dissero di no all’offerta d’acquisto da parte della Fiat e cercarono appoggio negli Stati Uniti, nella General Motors. Ma ora per Opel, l’antico, glorioso marchio teutonico, cole cose vanno molto male.
Perdite astronomiche, vendite in crollo, mancanza di fondi per sviluppare nuovi modelli e il settore delle auto elettriche o ibride che possano affrontare la concorrenza giapponese, coreana, tedesca o francese, italiana…
La General Motors invece si è salvata solo grazie agli aiuti dell’amministrazione Obama, era infatti sull’orlo del baratro, ora invece vanta utili di 8,3 miliardi di dollari Usa che  rappresenta miglior bilancio della sua storia. E ora la casa madre non ne vuole sapere di chiedere che i contribuenti statunitensi salvino la controllata allemanna, e quindi chiede delle misure  draconiane. Dan Akerson, il numero 1 di General Motors, è stato al riguardo assai chiarisso, e ora Karl-Friedrich Stracke, l’amministratore delegato di Opel,  affronta un futuro incertissimo.
Per molti  organi di comunicazione Opel è già un’azienda-zombie, destinata alla morte. Tra gli operai, ai vertici del sindacato metalmeccanico IgMetall e negli ambienti economici la preoccupazione è forte.
Anche perché il mercato dell’automobile nel Vecchio Continente ha visto le vendite calare del 7 per cento a gennaio rispetto allo stesso mese del 2011. In questo ambìto il calo di vendite di Opel è stato del 23 per cento, quasi un quarto del totale della produzione.
Gli stabilimenti in Spagna, Regno Unito,  Germania, Polonia, Ungheria, Austria, lavorano solo al 75 per cento della capacità. Le perdite operative della casa tedesca ammontano a 575 milioni di euro, la quota di mercato è scesa dal 9 all’8,6 per cento. Insomma Opel è in coma…