Spa: Peugeot-Citroën taglia 4.000 posti lavoro?

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L’ora della verità sta per scoccare per Psa (Peugeot-Citroën) nei prossimi giorni infatti il presidente e amministratore delegato della holding, Philippe Varin, dovrebbe annunciare una importante ristrutturazione degli impianti produttivi transalpini e la probabile soppressione di 4.000 posti di lavoro.
In ogni caso un portavoce  del gruppo ha affermato: “Non vogliamo soldi dallo Stato e non li abbiamo chiesti”.  Smentendo così le voci che circolavano in borsa su un possibile intervento pubblico per aiutare la casa automobilistica, che fatica a fronteggiare la crisi del mercato automobilistico del Vecchio Continente, particolarmente forte nei tre paesi (Spagna, Francia, Italia) più importanti per la casa d’oltralpe.
I dati del primo semestre mostrano chiaramente le difficoltà di Psa: le vendite nei vari mercati mondiali sono diminuite del 10,7 per cento. A trascinarle verso il basso è il mercato del Vecchio Continente, sul quale i 2 marchi francesi hanno perso il 18,9 per cento delle immatricolazioni, con una quota di mercato in ribasso di un punto al 12,9 per cento. Va male anche l’America Latina, le attività in Iran sono ferme per le sanzioni, mentre sono buone le vendite in Cina e in Russia.
L’azienda comunicherà presto ai sindacati i suoi piani di risanamento. Si pensa alla chiusura dello stabilimento di Aulnay-sous-Bois, a nord di Parigi, che occupa 3.300 persone.
Si vocifera anche di una riduzione di attività nell’impianto di Rennes, con la soppressione di circa 1.000 posti di lavoro. Il governo vorrebbe evitare le chiusure, anche per gli effetti sull’indotto, ma non ha molte armi a sua disposizione.
L’idea di un intervento pubblico, come quello americano in General Motors, è stato chiaramente avanzato da un esperto socialista del settore, ma la famiglia Peugeot, che ancora controlla il gruppo, è sempre stata contraria a interventi nel capitale dello Stato, ma nel 2009 non aveva rifiutato il prestito dello Stato ai 2 costruttori nazionali, rimborsato anticipatamente lo scorso anno.
Il ricorso agli incentivi per la rottamazione sembra escluso: “dopano” le vendite che poi crollano e favoriscono sia i costruttori nazionali che quelli stranieri. Il problema di Psa è di essere ancora troppo dipendente dal mercato del Vecchio Continente e di avere costi di produzione alti: infatti la Renault, con le vetture low cost assemblate in nazioni emergenti, è riuscita ad arginare il problema.