Spa: Sator e Palladio “sosterranno” Fonsai?

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Fonsai è in crisi deve ricapitalizzare per almeno 800 milioni di euro e, dopo l’intervento dell’Antitrust che ha bloccato la fusione con Unipol, potrebbe scegliere una strada alternativa. Quella di un aumento di capitale “stand alone”, sostenuto dalle finanziarie Sator e Palladio che possono impiegare circa 400 milioni propri e raccogliere i restanti 4-500 milioni sul mercato anche attraverso un consorzio di garanzia alternativo a quello di Mediobanca
Secondo indiscrezioni attendibili vi sarebbero almeno tre banche estere (una dovrebbe essere Jp Morgan) disposte a garantire questo tipo di aumento, soprattutto se a guidare il rilancio sarà lo stesso Arpe che ha già indicato alla comunità finanziaria le linee e gli obbiettivi del risanamento. La nuova offerta non sarà, comunque, presentata prima di lunedì sera quando formalmente scadrà quella precedente, diretta a Premafin, che non è mai stata presa in considerazione dal consiglio presieduto da Giulia Ligresti.
La nuova mossa potrebbe essere accompagnata da altre iniziative legali, come per esempio l’impugnazione dell’assemblea Fonsai del 23 marzo relativa all’aumento di capitale da 1,1 miliardi. In base al patto di sindacato tra Unipol e Premafin quell’assemblea è impugnabile se in mancanza del voto di Premafin la delibera non fosse stata approvata. E la prova di resistenza ha detto proprio questo, dunque l’assemblea dell’aumento Fonsai è da ripetere e a questo punto la struttura dell’operazione potrebbe essere diversa se il cda deciderà di prendere una strada alternativa.
Molto dipenderà anche dai colloqui avviati tra gli avvocati di Premafin e Unipol e l’autorità Antitrust. I legali vogliono capire se al momento sarebbe preclusa anche la discussione e un eventuale accordo sui concambi propedeutici alla fusione, ma la delibera dsembra piuttosto chiara. Sul mercato, tra l’altro, gli analisti cominciano a fare i conti sulle attività del ramo Danni di Fonsai e Unipol che dovranno essere dismesse, e potrebbero essere tali da compromettere le sinergie e dunque la convenienza della fusione.