Spa: Siemens paga l’uscita dal nucleare della Germania

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Anche alcune  grandi imprese tedesche risentono della crisi economica mondiale con il forte trend al rallentamento della crescita nelle nuove potenze (come Brasile Russia India Cina e altre) e la crisi dell’eurozona e con il crollo della domanda europea.
Pagano dazio soprattutto le aziende global player come la Siemens, il colosso di energia, alta velocità e altri prodotti ferroviari, e attivo in molti altri settori, vuole ridurre e ottimizzare i costi con forti tagli dell’occupazione.
Si parla di di oltre 10.000 posti di lavoro ritenuti in esubero. La notizia, non è stata confermata dall’azienda, è stata accolta con sorpresa dal consiglio d’azienda Gesamtbetriebsrat, che rappresenta i forti sindacati in tutti i tanti impianti del gruppo in Germania.
Peter Loescher, l’amministratore delegato di Siemens,  presentando gli ultimi dati trimestrali, aveva accennato a programmi di importanti tagli dei costi, e quindi anche di probabili tagli dell’occupazione, ma senza entrare nei particolari. Si pensa che il piano verrà elaborato e discusso nel mese di ottobre a riunioni dei dirigenti Siemens di tutto il globo.
Attualmente Siemens dà lavoro a circa 410.000 persone nel mondo, di cui 129.000 in Germania. Oltre ai problemi generali dell’economia del Vecchio Continente e globale, Siemens ha anche risentito della decisione del governo tedesco – presa dopo la catastrofe nucleare di Fukushima – di procedere a un’uscita accelerata dall’atomo civile, con lo spegnimento a tappe forzate dei reattori allemanni, che erano appunto quasi tutti forniti dalla Siemens. Ma il colosso di Monaco continua comunque a fare affari con l’atomo civile nel mondo: Brasile, Russia, Cina…