Titoli di stato: cambiate le regole del calcolo spread Btp Bund

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La differenza di rendimento di un btp italiano nei confronti dell’equivalente tedesco. E’ questa la definizione di una delle parole più celebri e usate dell’anno, l’ormai famigerato spread (in questo caso fra btp italiani e bund allemanni). Un tema che continua ad essere all’ordine del giorno anche per il nuovo governo Monti visto che più alto  risulta il divario, più l’uno sovrasta l’altro come rendimento. E maggiore rendimento è sinonimo di rischio più alto. per il nostro Paese. Ma vale la pena  segnalare che in questo ambito sono cambiati recentemente i criteri di misurazione.
Una modifica che sui mercati ha creato un po’ di confusione con dati diversi magari da indicatore a indicatore mettendo nelle ambascie molti operatori del settore.
Vediamo allora di capire cosa è realmente cambiato.
Fino qualche giorno fa il Btp preso in considerazione come riferimento per il calcolo era quello che andava a scadenza nel mese di settembre del 2021. Un riferimento che ora viene giudicato non più attuale, con la conseguenza di spostare la base di confronto al termine successivo ovvero a marzo 2022.
La portata più grande di questo cambiamento, ha fatto sì che cadessero tutti i riferimenti precedenti. Questo perché un titolo più giovane di 7 mesi, si portava dietro una minore possibilità di scambio. E’ meno liquido, rispetto a al btp a scadenza settembre 2011. Per questo la penalizzazione di 30 punti, differenziale che ha appunto creato confusione visto che la Germania non si era subito adeguata. Ma entro la fine del 2011 anche lo stato allemanno si adeguerà anch’esso.