Titoli di stato: così i Btp sono diventati strumento speculativo

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Il 2011 fra i tanti aspetti negativi ne ha riscontrato uno positivo per chi investe. I titoli di Stato sono diventati uno strumento quasi speculativo, funzione, cambiando in un certo senso pelle. Il titolo di Stato era nato infatti come strumento finanziario conservativo, dai rendimenti contenuti, ma poco rischiosi e costanti. Ma la speculazione del 2011 ha cambiato questo quadro. Così il Btp, come ha testimoniato il termine spread, è divenuto come dice lo stesso capo del Governo Monti “un argomento da discussioni casalinghe”. 
Con i rendimenti schizzati alle stelle, 6 o del 7 per cento così molti investitori ne hanno beneficiato.
Ora dobbiamo ricordare che anche nel mercato secondario, la Borsa, è possibile la negoziazione di titoli già collocati sul mercato. Ricordiamo che sul mercato primario viene raccolta la prima operazione di ogni specifico strumento finanziario, che poi si va a quotare sul mercato finanziario secondario. Quindi nel mercato finanziario secondario si scambiano gli strumenti finanziari emessi.
Ma comprare e rivendere Bot o Btp sul mercato secondario non consente di conquistare una redditività notevole, come dimostrato negli ultimi giorni il rendimento offerto da operazioni di trading sui Bot semestrali non ricopre l’incremento dell’inflazione.
Il Btp Day, ovvero l’acquisto sul mercato secondario di titoli di Stato non gravati dal costo commissioni, hanno offerto una bella occasione che non è detto che tornerà. La maggioranza degli analisti sembra essere convinta che l’attuale pressione sui titoli del debito sovrano possa portare rendimenti molto alti ancora entro la primavera di questo anno, ma non è detto… Di fatto ora nel portafoglio ideale dell’investitore medio non può mancare un titolo di Stato.