Tobin Tax Europea: che conseguenze avrebbe sui mercati

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Secondo Charles Orton-Jones, si possono ancora vedere le finestre murate nel centro di Londra, le prove della tassa sulle finestre imposta dal re Billy nel 1696. La Tobin Tax, la tassa che prende il nome dal premio Nobel James Tobin, è ormai una realtà e saranno molte le finestre chiuse con il compensato che vedremo in giro dopo la sua applicazione.

Non è in discussione l’etica della finanza, ammesso che abbia un senso parlare di etica dei mercati: basterebbero delle regole e degli organi per farle rispettare per ritrovare una finanza almeno dignitosa. Nemmeno è in discussione l’esistenza o meno di alcuni strumenti finanziari. Ancora una volta è un tema di regole. Non è il prodotto a essere malvagio, non è il mercato la stanza del diavolo, siamo noi investitori – risparmiatori – amministratori che usiamo male gli strumenti che i mercati finanziari mettono a disposizione. Sono avidità, disonestà e ignoranza che generano i disastri sui mercati finanziari, come in tutte le altre espressioni dell’umanità.

L’imposta sulle operazioni finanziarie applicata indistintamente è, molto semplicemente, impraticabile. E in termini di gettito non porterebbe nemmeno la metà dei soldi che vengono prospettati (10 miliardi di euro secondo il ministro francese per gli Affari Ue, Bernard Cazeneuve). Il piano europeo è che tutte le transazioni in titoli che coinvolgano un’istituzione finanziaria basata UE siano tassate allo 0.1% e tutte le offerte di derivati OTC allo 0.01%. Ma il risultato è che circa il 90% delle transazioni si sposterà verso quelle piazze che non si sognano nemmeno di applicare una simile tassa: UK ad esempio, ma anche Singapore, Cipro e così via.

Perdita di posti di lavoro in Europa, mercati in crisi di liquidità, volatilità dei prezzi, queste le conseguenze ipotizzate dell’entrata in vigore della tassa. Ma come ne risentirà la competitività delle imprese italiane?

Un numero sempre maggiore di aziende utilizza i derivati sui cambi per coprirsi dal rischio di cambio e dalla volatilità dei prezzi delle materie prime per essere più competitive sui mercati internazionali. La tassa sui derivati farà allontanare le imprese dall’uso di questi strumenti e creerà altri ostacoli alla competitività delle imprese nostrane, provocando un aumento dei prezzi dei prodotti e quindi un aumento del costo della vita per i cittadini. Non dimentichiamo che anche mutui e assicurazioni sono prodotti derivati, che pertanto subiranno incrementi.

La già difficile situazione economica del nostro paese rifletterà e amplificherà la carenza di liquidità sui listini domestici, a causa della contrazione degli scambi; a quel punto, la discesa delle quotazioni sul nostro mercato azionario porterà sicuramente alla crescita, per correlazione, dei rendimenti dei titoli corporate (le obbligazioni), peggiorando le condizioni di accesso al credito delle imprese quotate.

Inoltre, iI forte calo della liquidità farà aumentare la volatilità, facendo muovere i prezzi dei titoli a strappi. È evidente che la liquidità dei mercati è diversa se ci sono 10 venditori e 10 compratori, oppure se ce ne sono decine di migliaia. Gli operatori stranieri che non pagano l’imposta potranno spadroneggiare sul nostro mercato e mettere a rischio pezzi del sistema economico italiano e singole aziende con importi più limitati.