Tre proposte per il Governo Letta dall’Osservatorio Work In Progress

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Tre proposte indirizzate al Governo Letta per risollevare il mercato del Lavoro in Italia dall’Osservatorio Work in Progress. Avv. Dilonardo: “L’economia non si risolleva con una legge, ma alcune norme possono agevolare il funzionamento del mondo economico italiano e contribuire a una possibile ripresa.”

Sono molte le riforme che il Paese aspetta, il nuovo governo Letta dovrà lavorare incessantemente per attuare importanti e decisive leggi in grado di risollevare l’Italia e traghettarla fuori dalla crisi nel modo meno traumatico possibile per i cittadini. Qualche giorno fa lo stesso Presidente del Consiglio, Enrico Letta ha dichiarato: “Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo”.

Dunque le riforme sul lavoro come priorità nell’agenda Letta. A questo proposito l’Avvocato giuslavorista, Tommaso Dilonardo, fondatore e Presidente di Work in Progress, Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione, propone tre idee per risollevare il mercato del lavoro in Italia:

“L’economia non si risolleva con una legge, ma alcune norme possono agevolare il funzionamento del mondo economico italiano e, conseguentemente, contribuire a una possibile ripresa. La legge Fornero ha, di fatto, portato una grande confusione nel già complesso diritto del lavoro. Penso che una forte riduzione dei tipi contrattuali potrebbe essere un passo importante, ma mi rendo conto che ci sono delle fortissime resistenze ideologiche in questo senso, sicché questa, per il momento, è una

strada da abbandonare, perché non porterebbe da nessuna parte. Le risorse disponibili sono scarsissime o inesistenti, è dunque necessario pensare cose che non abbiano costi immediati per le casse dello Stato.

Tre atti che potrebbero migliorare la situazione sono i seguenti:

Primo atto. Solo ed esclusivamente per le aziende che si obbligano a non licenziare, e a non mettere in cassa integrazione, i loro dipendenti a tempo indeterminato: eliminazione di tutti gli oneri fiscali e contributivi relativi alle nuove assunzioni a tempo indeterminato, per un arco di tempo di un anno. Il cosiddetto cuneo fiscale, per un anno, resterebbe nelle casse dei datori di lavoro. Tra i possibili neo assunti a tempo indeterminato rientrerebbero anche coloro che già lavorano con un

contratto atipico alle dipendenze dell’imprenditore interessato a questa norma, che potrebbero però essere assunti a tempo indeterminato non prima della data di scadenza del contratto atipico. Per questi lavoratori, si potrebbe prevedere, in caso di assunzione a tempo indeterminato, una transazione automatica riferita a eventuali doglianze sul contratto atipico scaduto. Secondo atto. Intervento sui contratti atipici. Possibilità di concludere contratti a tempo determinato, che non necessitano di motivazione, per un tempo massimo di 36 mesi, attualmente il limite è posto a dodici mesi. Eliminazione delle rigidità relative ai contratti a progetto e alle partite iva introdotte dalla legge Fornero.

Terzo atto. Interpretazione autentica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, del testo vigente dopo le numerose modifiche apportate alla norma della legge Fornero.

Attualmente ci sono incertezze gravi sia di tipo sostanziale sia di tipo processuale. Non si può comprendere con esattezza quale sia il diritto né quale procedimento giudiziario preveda la legge per tutelare un dato diritto. Ciò nuoce ai lavoratori, ai datori di lavoro e agli uffici giudiziari” ha concluso Dilonardo.

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