Verso un accordo Italia-Svizzera sulla questione dei depositi in nero

MARIO MONTI

Il negoziato fiscale tra Italia e Svizzera , per la regolarizzazione dei depositi in nero, negli istituti di credito delle terra di Guglielmo Tell, compie importante passo avanti. Il Governo elvetico dà il il via libera alla trattativa, fissandone i nodi principali.
Un accordo permetterebbe alla Svizzera di compiere un altro lifting di immagine internazionale, dopo le brutte figure, legate alle accuse di far da sponda e da rifugio agli evasori fiscali di tutto il globo e con la vicenda degli averi ebraici sequestrati dalla Germania di Hitler.
Un accordo che Italia e Svizzera, con la presidente della Confederazione, Eveline Widmer-Schlumpf, e il presidente del Consiglio Monti, hanno già abbozzato. L’Italia punta alla “regolarizzazione degli averi detenuti in Svizzera da contribuenti italiani” e alla “imposizione alla fonte dei futuri redditi di capitali”, il Governo svizzero pretende in cambio “lo stralcio della Svizzera dalle liste nere dei paradisi fiscali, nonché l’imposizione dei lavoratori frontalieri”.
Su richiesta del Canton Ticino bisognerebbe rivedere, al ribasso la quota di ristorni dei frontalieri italiani, destinata ai comuni delle province di confine, per opere di pubblica utilità. Spiega il deputato dell’Udc, ovvero del principale partito svizzero, oltre che membro della Commissione affari esteri del Parlamento elvetico, Pierre Rusconi: «Attualmente siamo al 38,8 per cento, noi auspicheremmo si scenda al 12,5, ovvero alla quota praticata con i frontalieri austriaci». Per intenderci meno della metà di quei 55,58 milioni di franchi che lo scorso anno il Canton Ticino ha versato al Belpaese.
“La preoccupazione del mio partito – dice Rusconi- è che si vada a cercare un accordo semplicemente sulla questione delle imposte evase e che, invece, gli altri temi, quali quello dei frontalieri e delle liste nere, vengano alla fine accantonati e che finisca, come sempre, a tarallucci e vino».