Winsor McCay tra Google e Nintendo

littlenemo

Portland non è soltanto una splendida città degli Stati Uniti d’America, sita sulla west coast, nel nord dell’Oregon, cornice della incantevole Willamette Valley e delle sue enormi strade che portano a Washington e hanno, di solito, la Mountain Hood all’orizzonte. Portland infatti viene vista anche come una sorta di Silicon Valley del passato, grazie al prestigioso RetroGaming Expo il cui nome, mi auguro, non dovrebbe avere bisogno di presentazioni (e se dovesse, date una occhiata a www.retrogamingexpo.com).

Ogni anno un centinaio di produttori di videogames si ritrovano in questa esposizione di videogiochi del passato, tra macchine arcade, “cabinati” e flipper originali, “after hours” con i visitatori e tanti, tanti mondi di fantasia che vogliono ancora oggi dire la loro.

Il RetroGaming Expo si è concluso da pochi giorni ma la sua eco mediatica è ancora bella che sonante. Su Youtube, ad esempio, girano nuovi video “impensabili” di vecchi giochi per Sega Master System, Nintendo NES e il mitico Atari (anche se il fascino dei “cabinati” personalizzati non ha età!), mentre chiunque abbia un pc potrebbe facilmente fare un tuffo nel passato grazie alle “Rom” e agli emulatori di vecchie console.

Ad alcuni, come al sottoscritto, però, non serve tutto questo: basta rispolverare le vecchie collezioni di videogiochi e toccare con mano la storia del divertimento elettronico. Io appunto, come vi dicevo, ho avuto modo di che ringraziare Google giusto oggi, dando una occhiata al suo “logo” in home page (lo avete visto?) dedicato a Winsor McCay, proprio lui, il fumettista e animatore vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900. E mi son detto: “ma questo è quello di Bubi, il bambino che fa bei sogni e cade sempre dal letto proprio sul più bello“. Bubi era il nome italiano di “Little Nemo”, personaggio con il quale sono cresciuto smanettando come un dannato con i due pulsanti del joypad del Nintendo 8 Bit (quello grosso, “lo scatolone” che mangiava le cartucce).

Il videogioco “Little Nemo: The Dream Master” (nella foto che segue una mitica foto della confezione originale; vi segnalo anche un video) è tratto proprio dalle avventure dell’omonimo eroe in fumetto. La Capcom aveva prodotto un platform dalle ambientazioni scure, la grafica fluida e la giocabilità eccellente. C’erano molti dialoghi e il personaggio aveva la possibilità di trasformarsi per migliorare le proprie possibilità. La cosa bella era che non si “moriva sul colpo” e i livelli avevano diversi livelli di esplorazione (alla Super Mario, per fare il più semplice degli esempi).

Per il 107° Anniversario della nascita di “Bubi Nel Paese Del Dormiveglia”, lì a Portland avrebbero potuto pensare ad un omaggio al videogioco a 8-bit, è vero, ci ha pensato Google, ma solo a metà: i suoi simpaticissimi “doodle” spesso sono interattivi e oggi un videogame con Bubi / Nemo (magari simile a quello della Capcom!) lo avremmo gradito più della lenta animazione delle vignette con le quali dobbiamo avere a che fare prima di premere sul pulsante “cerca”. Sarà per la prossima volta: il 29 novembre compierà 40 anni il mitico “PONG”, e chissà se….

httpv://www.youtube.com/watch?v=AATqdTyhgFo