Yen Euro Dollaro cambio: previsioni dalla giornata di oggi

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Tanto rumore per nulla. E’ questa forse la frase che meglio sintetizza ciò che è avvenuto con lo yen. Nel fine settimana si era infatti parlato a lungo di un possibile intervento della Banca del Giappone (BoJ) nel tentativo di frenare l’avanzata ormai inarrestabile dello yen, che venerdì aveva raggiunto i massimi dal secondo dopoguerra ricacciando il dollaro sotto quota 76. Alla ripresa degli scambi, però, sui mercati non si sono viste azioni d’autorità, ma soltanto parole.
Il ministro delle finanze giapponese, Yoshihiko Noda ha ribadito che il suo Paese è pronto a mettere in atto misure significative sul mercato dei cambi se dovesse rendersi necessario. Così lo yen si è di nuovo indebolito e il dollaro Usa ne ha approfittato per risalire in superficie fino oltre quota 77 e assestarsi sul finale a 76,75.

In pratica è come se le autorità giapponesi avessero tracciato una linea sulla sabbia in corrispondenza di quota 76 (non a caso, il livello attorno al quale si era verificato l’intervento concertato delle banche del G7 lo scorso marzo) e fatto capire che oltre quella non è possibile passare. Gli operatori, per ora, si adeguano. Ben presto, però, qualora la situazione di tensione generale sui mercati dovesse potrarsi a lungo, è molto probabile che gli investitori mettano di nuovo alla prova la forza di volontà nipponica, un po’ come sta avvenendo nei confronti del franco svizzero. La realtà è che gli interventi unilaterali hanno scarsa efficacia nel tempo e che per ottenere un impatto più duraturo occorre trovare un coordinamento a livello globale. Per il momento, l’effetto Jackson Hole si fa sentire sul dollaro Usa, che esce indebolito dalla prospettiva che il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, possa annunciare (come in un bis dell’anno precedente) nuove misure straordinarie di stimolo per l’economia Usa, attraverso cui Washington inonderebbe di nuovo di liquidità i mercati con il duplice effetto di indebolire il biglietto verde e di dirigere il denaro verso le attività più a rischio. Non è un caso infatti che proprio ieri il vincitore della giornata è stato soprattutto il dollaro neozelandese che è tra i principali beneficiari del cosiddetto «carry trade». L’euro, invece, stenta a decollare: le incertezze legate alla soluzione del problema dei debiti sovrani e il tiramolla sull’Eurobond lo rendono vulnerabile al pari del biglietto verde, nei confronti del quale ieri è leggermente sceso a 1,4367.